CPeF: IL PERCORSO E LA STRUMENTISTICA DELLA CONSAPEVOLEZZA INDIVIDUALE

Se l’anno scorso avevo parlato di come affrontare efficacemente i cosiddetti “buoni propositi per l’anno nuovo”, questa volta voglio evidenziare l’insieme complessivo del percorso che porta alla prima delle 5 consapevolezza: la Consapevolezza Individuale!

Esso si compone di nove passi più un punto “zero” di partenza.

Per ognuno dei passaggi chiave esiste uno strumento da me creato al fine di minimizzare lo sforzo necessario pur massimizzando il risultato ottenibile.

Durante questi ultimi quindici anni di formazione personale e di costruzione della CPeF, nell’ambito della consapevolezza individuale mi sono focalizzato infatti proprio sull’ideazione di strumenti di facile applicazione, comprensione ed utilizzo.

Oggi il mio intento è dunque duplice: contemporaneamente all’identificazione del percorso complessivo che porta alla consapevolezza individuale proverò a sintetizzare in modo estremo lo scopo del singolo strumento.

0: il Punto di Partenza; Strumento: “questionari”

Il punto zero è ovviamente rappresentato dall’analisi del punto di partenza. Può essere effettuato mediante la compilazione di qualche semplice questionario per comprendere quali sono le aree di miglioramento cui ci si vuole dedicare. Se questi questionari sono correttamente costruiti, ecco che le risposte evidenziano facilmente cosa si desidera, dove si vuole lavorare su se stessi e, soprattutto, perché!

1: Comprensione di sé; Strumento: “IO!”

Il primo step è quello relativo alla comprensione di sè. Partendo dalla ricostruzione della propria storicità si cerca di far emergere i propri tratti caratteristici al fine di “RiScoprire” a pieno il proprio sè!

Una semplice intervista, adeguatamente condotta, è in grado di far emergere coscienza piena di ciò che si è raggiunto fin’ora e consente anche un “esame di coscienza” in grado di far accettare i propri errori passati. Solo abbracciandoci pienamente si può immaginare di riuscire a migliorarci efficacemente.

A questo scopo un semplice grafico delle nostre predisposizioni, qualità, principi e delle nostre lacune, limitazioni, difetti aiuta a focalizzare graficamente il nostro “IO!”.

2: Auto Motivazione; Strumento: “Lista Emozionale!”

Il secondo passaggio è quello dell’auto motivazione. Una volta capito che si può sempre migliorare la propria situazione, dove si vuole migliorare e quale sia la propria singolarità distintiva, ecco che occorre comprendere come potersi motivare durante tutto il percorso.

Sapere e comprendere che si può cambiare in funzione dei nostri desideri, indipendentemente da quale che sia l’attuale contesto di riferimento, nonché avere sempre a portata di mano una “ListaEmozionale!” consente di mantenere il livello energetico alto in modo da mantenere alta la nostra concentrazione volta al miglioramento della nostra vita.

Ciò consente quindi di poterci motivare anche “a comando” proprio nel momento che ci serve e con le modalità maggiormente efficienti possibili.

3: Propria Direzione; Strumento: “Dichiarazione d’Intenti!”

Il terzo gradino concerne l’identificazione della propria direzione da seguire.

Ciò può essere fatto in tre differenti passaggi: i) identificare i propri Principi Guida; ii) razionalizzare i propri Ruoli ResponsAbili; iii) redigere quindi la propria “Dichiarazione d’Intenti!”

La Dichiarazione d’Intenti rappresenta la piena comprensione di come si vuole ottenere i propri obiettivi in ogni campo della propria vita e di quali messaggi si vuole lasciare a chi viene a contatto con noi al fine di generare valore aggiunto e lasciare traccia di noi negli altri.

4: Propria Strategia; Strumento: “Percorso!”

Il quarto passo è determinato dalla propria strategia.

Esso si compone nell’identificare i propri integri scenari futuri al fine di immaginare una vita piena e perfettamente realizzativa!

Ovviamente in questo momento si devono approfondire tutte le tematiche proprie del cambiamento in età adulta.

Una volta compreso come poter cambiare, nel modo più semplice possibile, si possono evidenziare tali modalità desiderate in un unico strumento denominato “Percorso!” consente di avere sempre evidente il nostro tragitto.

5: Pianificazione di sé; Strumento: “Piano!”

Il quinto step è rappresentato dalla pianificazione di sè per immaginare il proprio io-desiderato e quindi il proprio piano del cambiamento!

Anche in questo caso una strumentistica adeguata consente di ottimizzare il tempo necessario ed al contempo concentrarsi esclusivamente sul come raggiungere il proprio obiettivo.

Redigere un proprio “Piano!” del cambiamento che evidenzi sulla linea temporale gli obiettivi che si vogliono conseguire, consente di massimizzare l’efficienza dello sforzo impiegato, ottimizzare la tempistica necessaria, nonché evitare inutili dispersioni!

6: Auto Implementazione; Strumento: “TrAzione!”

Il sesto passaggio è ciò che trasporta la teoria nella realtà quotidiana: l’auto implementazione!

In questo momento si dovrà dedicare la propria attenzione a come poter passare dalla teoria strategico-pianificatoria alla pratica della cosiddetta to-do-list giornaliera.

Anche in questo caso una strumentistica di supporto, denominata “TrAzione!” minimizza lo sforzo psicologico ed al contempo incrementa il risultato tangibile nella direzione desiderata!

Infatti essa consente di essere sempre consapevoli del cosa voler fare domani al fine della propria realizzazione e del raggiungimento degli obiettivi di lungo termine.

7: Discepolo di Sé stesso; Strumento: “Martello!”

Il settimo gradino del percorso consiste nel comprendere come evitare le distrazioni, come pianificare il breve termine, come rimanere focalizzato quotidianamente sul piano d’azione stabilito, come minimizzare la procrastinazione e la dispersione delle energie. Ciò avviene utilizzando uno strumento denominato “Martello!” che è in grado di massimizzare la nostra quotidiana concentrazione su ciò che conta veramente.

In questo modo si rimane “discepoli di sé stesso” in modo da raggiungere la desiderata piena realizzazione.

Ovviamente, in questa sede, si dovrà anche modificare la percezione del significato di “autodisciplina” per comprendere a pieno che non significa costrizione esterna, bensì semplice realizzazione personale!

8: Auto Sviluppo; Strumento: “Imbuto!”

L’ottavo passo è quindi come poter immaginare il mantenimento di un percorso di miglioramento continuativo.

Anche in questo caso immaginare una strumentistica di supporto, denominata “Imbuto!” consente di modificare leggermente il proprio approccio quotidiano al fine di essere certi di proseguire nel proprio cammino di crescita minimizzandone lo sforzo necessario.

9: Comunicazione di sé; Strumento: “Percezione!”

Infine, il nono step è rappresentato dalla modalità comunicativa, diretta ma soprattutto indiretta, al fine di riuscire nell’intento di far emergere questi nostri cambiamenti e farci finalmente percepire per quello che effettivamente siamo anche da parte di chi ci circonda: i nostri cari in primis (generalmente i nostri più acerrimi “detrattori”!) nonché i nostri clienti e tutti i nostri conoscenti. Generare quindi nel prossimo quella “Percezione!” corretta di ciò che siamo, che facciamo e di ciò che ci rende “unici”.

Ricordo che per chi fosse interessato a questi argomenti, è attivo il blog ed il gruppo.

A questo punto non mi resta che augurarVi un ottimo 2018: le premesse, e gli strumenti ci sono ora non resta che perseguire la propria realizzazione individuale!!!

I!FB: i 5 paradigmi imprenditoriali e la Matrice di Eisenhower

In questo periodo dell’anno tendenzialmente si “curiosa” fra le modalità di rendere efficace (finalmente!) i cosiddetti “buoni propositi per l’anno nuovo”.

Se l’anno scorso avevo scritto un ARTICOLO ad hoc su tale argomento, quest’anno mi voglio concentrare su tale aspetto in ottica imprenditoriale!

Come ricorderete, ho identificato in questo ARTICOLO i 5 paradigmi imprenditoriali del cosiddetto

I!FB: Italian! Family Business.

Seguendo l’analisi delle differenze fra questi paradigmi, introduco qui invece l’analisi di uno strumento che, a mio parere, è fondamentale sia per la piena realizzazione della singola persona che per la piena realizzazione dell’impresa intesa come unità (seppur, ovviamente, collettiva): la matrice di Eisenhower!

aneddoto

Vi racconto un aneddoto che spiega il perché di questo mio “approfondimento”.

Passaggio Generazionale Consapevole: nell’incontro di ottobre, il futuro CEO dell’azienda presenta la necessità di incontri più ravvicinati al fine di mantenere costante l’impegno di tutti di portare a termine quanto identificato durante gli incontri stessi evitando così che i progetti rimangano “parole al vento”. Chiudiamo la riunione con l’impegno di questi a girarmi un paio di disponibilità per mese di novembre. Dopo un mese e quattro miei solleciti, lo risollecito in privato ottenendo la seguente risposta istantanea:

“Hai perfettamente ragione e ti ringrazio per ricordarmi i tempi. Purtroppo stiamo ancora lavorando su due aspetti: 1) xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx; 2) yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy. Siamo ancora in fasi convulse e di poca chiarezza. Continuerò a lavorare per portare a termine i due punti sopra ma fino a quel momento non vedo spazio per un incontro ch epero’ mi auguro di fissare entro la fine dell’anno. Ci sentiamo telefonicamente se vuoi. Buona giornata”

Conseguentemente mi permetto di rispondergli:

“probabilmente è una mia percezione falsata, tuttavia mi sembra che o gli incontri non sono sentiti come una priorità oppure stiate vivendo “schiavi” del quadrante 1 (Urgente + Importante) magari sfociando poi nel quadrante 3 (Urgente + Non Importante).

La matrice è fondamentale per accorgersi di ciò, anche perché per ridurre il quadrante 1 (IU)  la sola possibilità (se non si spreca tempo nel 4, NINU) è quella di rosicchiargli comunque qualche spazio per il 2 (INU).

Viceversa, se gli incontri non fossero sentiti come “prioritari” mi piacerebbe veramente capire in che modo renderli a voi ancora più proficui!

Grazie mille in anticipo per un tuo gentile riscontro in merito,”

Ad oggi, ancora nessuna risposta!

morale

La morale, avendo io enorme stima per la persona, è la seguente:

 

E’ difficile liberarsi dalla schiavitù delle urgenze, la matrice può sembrare mero buon senso ma è ben di più!

Conseguentemente provo, con le considerazioni che seguono, di rendere evidente la dinamica della matrice nei 5 paradigmi imprenditoriali: fare; monitorare; pianificare; strategia e consapevolezza.

 

LA MATRICE DI EISENHOWER

La matrice introduce nell’asse delle ordinate ciò che è “importante” e nell’asse delle ascisse ciò che è “urgente” e graficamente la matrice può essere rappresentata nel modo seguente:

IU: Urgente + Importante = emergenze, crisi, scadenze

INU: NonUrgente + Importante = attività di miglioramento e crescita

NIU: Urgente + NonImportante = interruzioni, dispersioni, urgenze altrui

NINU: NonUrgente + NonImportante = inefficienze, perdite di tempo, svago

In questo modo si formano 4 semplicissimi quadranti che, se analizzati dovutamente, identificano la nostra agenda quotidiana facendoci comprendere moltissimo dell’allocazione conflittuale della nostra risorsa numero uno:

IL TEMPO.

Nel quadrante 1 in alto a destra :  URGENTE ED IMPORTANTE

Questo quadrante rappresenta ciò che dev’essere smaltito assolutamente, ciò che è improrogabile in quanto “urgente per gli altri e per noi”, nonché “importante per entrambi”. E’ il quadrante dello stress e delle frustrazioni.

Nel quadrante 2 in alto a sinistra: NON URGENTE MA IMPORTANTE

In questo quadrante confluisce invece ciò che è importante per noi, per il nostro sviluppo, per la nostra realizzazione piena, ma che (ovviamente) non ha scadenze particolari né per gli altri né per noi (salvo la nostra autodeterminazione!): monitoraggio, pianificazione, strategia, analisi, valutazioni, riorganizzazioni. E’ il quadrante che genera il vero Valore Aggiunto!

Nel quadrante 3 in basso a destra: URGENTE MA NON IMPORTANTE

Ad esempio un’incombenza che dobbiamo affrontare ad esclusivo beneficio altrui entro una certa scadenza (voluta od oggettiva) propria solo della controparte. Oppure quando la scadenza ravvicinata è alimentata esclusivamente dall’emotività della controparte, che ignora la dinamica dell’attività richiesta, ma che non ha nulla di razionale per l’esperto. E’ il quadrante delle attività a scarso valore aggiunto, delle decisioni altrui, della comparsa.

Nel quadrante 4 in basso a sinistra NON URGENTE E NON IMPORTANTE

Ci sono le cosiddette vie di fuga dalle frustrazioni: lo svago, le perdite di tempo, le lamentele, le inefficienze in generale. Ma anche l’irresponsabilità, il vittimismo, l’alienazione.

Introdotta brevissimamente questa matrice, vado ora ad utilizzarla per rappresentare graficamente i 5 paradigmi imprenditoriali identificati nell’altro articolo.

LA MATRICE NEL PARADIGMA N.1 “FARE”

Già avere chiara questa matrice e come oggi allochiamo il nostro tempo, fa comprendere benissimo il paradigma del fare.

E’ quel paradigma dove si vive per le urgenze nostre (dovute alla mancanza di pianificazione, di struttura, di procedura, di tecnologia) e per le urgenze altrui in quanto siamo “trainati” proprio dalle urgenze anziché dalle priorità e quindi, una volta esaurito il quadrante IU ci si getta a capofitto nel quadrante NIU per soddisfare i terzi.

Da tenere presente che il quadrante NINU è fondamentale in quanto l’insieme complessivo delle urgenze genera così tanta frustrazione che il “risentimento” ci porta nel quadrante dello svago per avere un minimo di sollievo.

LA MATRICE NEL PARADIGMA N.2 “MONITORARE”

Nel paradigma del “monitorare” ci si rende conto di questa situazione e si inizia a “correggere il tiro”.

Aumenta il tempo dedicato al monitorare (che si trova nel quadrante INU) a scapito dello svago. Ciò genera si un incremento ulteriore di frustrazione in quanto toglie spazio a quel minimo di sollievo che ci si era ritagliati e, conseguentemente (per rifarsi!), si toglie spazio alle emergenze altrui. Nasce una sorta di “ritrovato” egoismo che nel breve termine è essenziale per “guadagnare” tempo da dedicare alle nostre priorità.

Comunque si sa che tale situazione è intermedia e temporanea al fine di migliorare nel lungo termine la situazione stessa.

LA MATRICE NEL PARADIGMA N.3 “PIANIFICARE”

Realizzato come si alloca il Tempo e quali sono le nostre priorità per la realizzazione piena di lungo periodo, si dedica ulteriore spazio al quadrante INU proprio pianificando le nostre azioni per incrementare la nostra incisività, la nostra efficienza, per cercare di anticipare i tempi e, conseguentemente, ridurre le nostre urgenze. Ciò riporta ad un bilanciamento delle esigenze nostre proprie (quadrante IU).

Per la soddisfazione di chi ci sta intorno però anche questo step dev’essere transitorio e temporaneo per evitare di “irrigidire” troppo le relazioni generando una percezione di “mancata importanza” agli altri.

LA MATRICE NEL PARADIGMA N. 4 “STRATEGIA”

In questo paradgima, avendo già ribilanciato il tempo fra le nostre importanze e le nostre urgenze, possiamo dedicare nuovamente alle urgenze dei terzi pur se non prioritarie per noi. Ciò al semplice scopo di soddisfare le loro percezioni, anche meramente emozionali, rinsaldare le relazioni create nel tempo ed irrigiditesi con i paradigmi precedenti e, conseguentemente, migliorare la soddisfazione di tutti gli stakeholders (clienti, dipendenti, fornitori, finanziatori, soci, terzi).

Rinunciamo quindi a parte del tempo dedicato allo “svago” per soddisfare gli altri e possiamo permettercelo in quanto il quadrante delle importanze (INU) ci è ripaga in termini di realizzazione professionale.

LA MATRICE NEL PARADIGMA N.5 “CONSAPEVOLEZZA”

In questo paradigma si avranno solo tre quadranti: le nostre priorità, le nostre emergenze (semplicemente perché è impossibile anticipare tutto!), le emergenze degli altri (per accogliere le loro necessità!).

Sparisce la nostra necessità di avere del tempo a disposizione per “svagarci” in quanto, essendo diventati consapevoli, avendo individuato i nostri obiettivi in funzione del nostro desiderata, essendo divenuti discepoli di noi stessi, ecco che non vi saranno più frustrazioni che richiedano come compenso lo svago in quando il quadrante delle priorità (INU) ci ripaga pienamente in termini di realizzazione anche individuale oltre che professionale!

Infatti tale situazione, che d’acchito potrebbe sorprendere, è spiegata dal fatto per cui in questa dimensione la dedizione agli altri quadranti non è affatto una costrizione e quindi nemmeno una fonte di frustrazione!

la Persona, in ogni dove!

Ecco che dunque il famoso “equilibrio lavoro-vita” non esiste più in quanto nel quadrante INU ho riportato anche la realizzazione personale: principi guida, impegno, senso di appartenenza, servizio al bene dell’impresa, realizzazione!

 

 

 

 

CPeF: IL PROSSIMO FUTURO DELLA FINANZA!

Ho da poco terminato di rivedere il video-live fatto per AdvisOr Professional sulla tematica della differenziazione consapevole.

segmentazione del servizio finanziario

In questo articolo vorrei quindi calcare la mano su un aspetto che ho trattato in modo veloce ma probabilmente significativo: la marcata futura segmentazione del servizio finanziario.

Ovviamente, anche il mondo finanziario sta per essere travolto dall’innovazione tecnologica: a tutti i livelli.

Sia dal punto di vista dell’analisi quantitativa del portafoglio (analisi dei titoli, scelte operative, segnalazioni, informative), sia dal punto di vista dell’analisi qualitativa (pianificazione successoria, tutela del patrimonio, analisi patrimoniali, …), sia dal punto di vista della gestione burocratica (identificazione clientela, contrattualistica, raccolta della documentazione, elaborazione di report), sia dal punto di vista della interattività (piattaforma internet, mobile app, hololens, …).

Inoltre diverrà sempre più presente la cosiddetta gestione “robot advisory” che, nell’ottica dell’efficientamento del processo tenderà a standardizzare ancora di più l’offerta, quantomeno per i portafogli di piccole dimensioni.

quattro segmenti

Ecco quindi che, da un lato, si libereranno ore lavoro, dall’altro, avverrà una spaccatura in quattro settori ben distinti:

  1. Il service classico, trainato appunto dalla robot advisory, per i piccoli portafogli;
  2. La consulenza finanziaria, per i portafogli intermedi;
  3. La consulenza patrimoniale, per i portafogli medi con presenza di immobili ed impresa;
  4. La “Consulenza Consapevole”, per i portafogli di grandi dimensioni con presenza di più imprese, più immobili, gruppi societari.

Molto probabilmente il primo livello verrà soddisfatto dall’offerta degli istituti bancari ed in parte dalle reti.

Il secondo ed il terzo saranno soddisfatti dai singoli consulenti finanziari/patrimonialli delle reti.

Il quarto sarà soddisfatto da family office, multi family office, unità di wealth management delle reti.

impatto sullo stato attuale

Tecnicamente IL family office si contraddistingue per essere al servizio di un unico nucleo familiare e quindi, dal punto di vista dell’analisi macrodimensionale del settore è “irrilevante”: è la singola famiglia che “fidelizza” in modo strutturato i professionisti di sua fiducia.

I multi family office sono nati per soddisfare quei patrimoni che non raggiungono la massa critica necessaria per l’autogestione e dunque forniscono consulenza evoluta per più nuclei familiari estranei fra di loro ma sempre in numero limitato.

Le unità di wealth management delle reti, puntando ai patrimoni rilevanti, si sono già dotate o si stanno dotando di un ufficio centrale per la gestione dei momenti di discontinuità del patrimonio e delegheranno al singolo consulente la consulenza attinente alla gestione corrente del patrimonio nel suo complesso allargandosi quindi agli aspetti immobiliari ed imprenditoriali.

family e multi family office

Il gioco per il Family Office ed i Multi Family Office rimane pressoché immutato, salvo acquisire in modo lungimirante alcune professionalità in ambito di “consulenza familiare”.

unità di wealth management delle reti

Per le unità di wealth management le possibilità sono due: offrire un servizio “allargato” mediante convegnistica periodica da parte di tali professionalità esterne a favore di tutta la loro clientela (wealth ma eventualmente anche allargata); formare adeguatamente l’intera rete di consulenti patrimoniali anche in queste tematiche oggi sempre più richieste ed indispensabili nel prossimo futuro.

il consulente finanziario / private

Lo stesso singolo private / consulente finanziario che voglia non subire la riduzione derivante dalla standardizzazione del service finanziario classico dovrà a sua volta puntare sicuramente sulla sua personale formazione per la consulenza a livello patrimoniale ma, se fosse lungimirante, dovrebbe altresì rimboccarsi le maniche ed approcciare in modo sostanziale la tematica “emozionale-relazionale-familiare”.

umanizzazione della relazione

Infatti, l’unica cosa che rende indispensabile l’intervento umano è proprio la relazione con il cliente!

So bene che molti lo stanno già facendo, ma come ho esposto all’inizio del video-live, a mio modesto avviso, l’approccio non dev’essere focalizzato verso la meta e la tempistica bensì, primariamente, verso il proprio specifico punto di partenza!

l’approccio CPeF

La CPeF nasce proprio da questo approccio: generare consapevolezza nell’individuo per ottimizzare anche la sua capacità relazionale; generare consapevolezza nella gestione dell’intero patrimonio e dunque anche del cosiddetto Italian! Family Business; infine generare consapevolezza familiare ottimizzandone le relazioni, condividendone i principi guida e mantenendo il senso di coinvolgimento ed appartenenza per tutti i suoi singoli partecipanti.

Questo approccio è utile al singolo Consulente Finanziario / Private in quanto individuo ed alla sua famiglia, in quanto professionista/imprenditore, nonché ai suoi diretti clienti!

fidelizzare l’intera famiglia cliente

Puntare sulla gestione delle emozioni, delle relazioni e della famiglia offrendo delle competenze specifiche in questi ambiti consente al consulente di fidelizzare l’intera famiglia cliente: prima, seconda e terza generazione!

beneficio sistemico collettivo

Questo approccio, sempre secondo la mia personale valutazione, avrebbe un beneficio anche sistemico in quanto migliorerebbe la fidelizzazione e redditività della rete, la redditività e la vita del consulente finanziario / private e della sua famiglia, la redditività e la vita dei suoi clienti e della loro famiglia, infine il contesto di riferimento di ciascuno di noi.

Inoltre, condividendo questo approccio, gli eventi formativi periodici dedicati a queste tematiche ben potrebbero essere estese anche alle famiglie aventi portafogli di dimensioni inferiori rispetto al livello wealth. In questo modo si offrirebbe lo stesso servizio ad una platea più allargata (e con le stesse necessità anche se non con le stesse masse!) accelerando il processo di miglioramento del sistema.

il singolo cliente

Dal punto di vista, invece, del singolo cliente, nonostante il livello limitato di patrimonializzazione, quantomeno nelle scelte importanti di natura finanziaria, consiglierei di farsi comunque assistere dall’intervento del consulente cercando di costruire con lui una relazione di reciproca fiducia e facendomi accompagnare in un percorso di educazione finanziaria.

Le conseguenze del panic selling, fortemente alimentato dall’utilizzo indiscriminato di algoritmi “replicanti” di gestione, è ancora troppo vivo nella memoria dell’investitore.

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Per rimanere aggiornati sull’approccio CPeF: Consapevolezza, Patrimonio e Famiglia, è attivo questo blog e, per maggiore interazione, questo gruppo !

Il passaggio generazionale RESTA una criticità, ma oggi ce ne sono ALTRE 4!

The CS Family 1000!

Il Crédit Suisse Research Institute in settembre ha pubblicato “The CS Family 1000”.

Questo studio pubblico è stato oggetto di battage pubblicitario da più parti evidenziando quanto i Family Business (Imprese di Famiglia) siano maggiormente “redditizi” dei loro concorrenti non-familiari e quanto la criticità del passaggio generazionale sarebbe (uso il condizionale e poi spiego il perché) in realtà sopravvalutata.

non fraintendiamo!

Orbene, mi preme fare a questo proposito alcune considerazioni di merito al fine di aumentare la #Consapevolezza del lettore evitandogli pericolosi fraintendimenti.

dimensioni e tipologia!

Lo studio del 2017 è un aggiornamento “esteso” rispetto lo studio del 2015 ma ha in comune un dettaglio importante che è stato reso noto ma forse andrebbe ricalcato maggiormente: le imprese familiari oggetto dell’analisi sono SOCIETA’ QUOTATE IN BORSA nei vari mercati internazionali di TUTTO IL MONDO.

Società come Facebook, Alibaba Group, Toyota motor, L’Oréal, Bmw, Ford Motor, Heineken, Christian Dior, Bank Central Asia, Tesla, Baidu. La più piccola delle Top50 è Natco Pharma con 2 uSd billion di capitalizzazione.

Nello studio, sempre di settembre, dedicato al Family Business svizzero, le società oggetto di analisi sono, fra le altre, Roche Holding, Richemont, The Swatch Group, Sonova. Kudelski che opera nell’information technology ha 1 uSd billion di capitalizzazione borsistica.

Nelle pubblicazioni non è presente l’elenco completo e, conseguentemente non sappiamo nemmeno quali e quante Family Business italiani sono stati presi in considerazione.

non è la maggiore criticità!

Tuttavia, queste evidenze sono comunque particolarmente importanti per poi contestualizzare l’assunto di pagina 24 del “The CS Family 1000”: “4. Succession does not appear to be the biggest concern”.

Il titolo, letto e pubblicizzato estrapolandolo dal contesto della ricerca può essere frainteso!

ovviamente!

Innanzitutto, francamente mi sorprenderebbe leggere che società quotate di questa entità abbiamo quale criticità più grande quella del passaggio generazionale!

Appare infatti scontato, vista la dimensione e la tipologia delle società considerate, che le stesse non siano ottimamente organizzate, proceduralizzate, informatizzate, internazionalizzate, governate, monitorate e pianificate.

le criticità percepite!

Analizzando poi il grafico di pagina 25 dello studio, figura 13, emerge poi che, prendendo in considerazione il livello 5 e 4 di criticità, per le imprese familiari di grandi dimensioni le priorità sarebbero:

1.      Quasi a parimerito: industrial competition e retaining talent (percepite sopra al 70%);

2.      Need to innovate (poco sotto il 70%);

3.      Macro-economic conditions e Technological disruption (attestate al 60%);

4.      Geo-political uncertainty e succession planning (entrambe comunque abbondantemente oltre il 50%);

5.      Infine, the threat of greater regulation (anch’esso con un livello di criticità percepita sopra al 50%).

Il dettaglio di questi dati dunque mi ha francamente rasserenato!

Non è che gli accademici od i professionisti sovrastimino la criticità del passaggio generazionale in azienda, più semplicemente la percezione di criticità di questo aspetto per i Family Business Quotati, pur continuando a superare il 50% di livello di criticità, è stato superato dal livello di aggressione competitiva e dalla problematica del mantenimento degli high potential all’interno dell’azienda, dall’esigenza di innovazione, dalle condizioni macro-economiche ed infine dal rischio della cosiddetta “tecnologia distruttiva”.

rapporto italia 2010!

Inoltre, tali dati devono essere analizzati considerando il tessuto imprenditoriale italiano dove, secondo la fotografia IRDCEC “Rapporto Italia 2010” su dati ISTAT 2009 (pag. 38 di 91), l’Italia è fatta per il 94,8% di Micro Imprese che non superano i 2 milioni di euro di fattura e di totale attivo ed hanno meno di 10 dipendenti.

gap dimensionale!

Tale dato evidenziava il conosciuto gap dimensionale del tessuto imprenditoriale nei confronti dei concorrenti esteri e sottolineava che le performance di redditività lorda sono al di sotto della media internazionale di ben 24 punti percentuali.

E non è che salendo di livello cambi sostanzialmente la situazione, infatti l’insieme della Micro Impresa e della Piccola Impresa, intesa come quell’impresa che fattura od ha un attivo di bilancio inferiore ai 10 milioni di euro e meno di 50 dipendenti, rappresentano il 99,4% delle partite iva italiane.

contestualizzare!

Questa fotografia rende ben evidente che l’analisi del Crédit Suisse, pur pregevolissima, deve poi essere contestualizzata nel tessuto imprenditoriale del territorio.

Certamente anche i Family Business italiani che sono quotati in borsa rientrano in questa ricerca: ma quanti sono all’interno di quel 0,1% di Grande Impresa italiana?

Quindi, per sintetizzare, i Grandi Family Business Quotati hanno 8 grandi criticità fra cui anche il passaggio generazionale.

5 grandi necessità!

Soffermandoci su quelle di diretto controllo da parte del management dell’impresa emergono 5 grandi necessità: 1) di essere attori proattivi nei confronti della sempre più marcata competizione internazionale, 2) di trattenere i “cervelli” in impresa, 3) di innovare, 4) di monitorare l’evoluzione tecnologica per coglierne le opportunità e non farsi travolgere e 5) (ancora oggi!) di gestire al meglio il passaggio generazionale.

Un dato curioso è che a pari merito al primo posto troviamo la problematica della “fidelizzazione” dei dipendenti cosiddetti high potential all’interno dell’azienda. Ciò, ovviamente, in quanto la singola Persona fa la differenza!

la Persona fa la differenza!

Forse quindi, anziché utilizzare questo studio per banalizzare il passaggio generazionale, sarebbe opportuno diffonderlo per divulgare il messaggio, sempre più sentito, della necessità di avere le “persone giuste ai posti giusti”!

Persone fatte di competenze tecniche ma anche soft skills e Principi Guida coincidenti con quelli della famiglia proprietaria!

#ConsapevolezzaImprenditoriale!

Su questo aspetto tornerò ulteriormente in seguito (gli ho dedicato un capitoletto ad hoc nel mio libro #ConsapevolezzaImprenditoriale che è, finalmente, in fase di trasposizione!).

I!FB: i salti di paradigma!

Dopo aver analizzato i mutamenti del contesto di riferimento dell’imprenditore e, quindi, aver capito che sarebbe un suicidio continuare a fare impresa come si faceva già solo quindici anni fa, passiamo ora ad analizzare quali sono i salti di paradigma per diventare imprenditori pienamente consapevoli.

1. FARE

Il primo schema imprenditoriale è sempre stato focalizzato sul “FARE”. Concentrarsi sul “ora” e sulla soddisfazione delle richieste del mercato. Il problema di questo paradigma è che va bene solo nel momento in cui il mercato di riferimento è un mercato trainante, in crescita oppure una nicchia in cui siamo leader assoluti. E’ il paradigma in cui si generano volumi… oggi. E domani?

2. MONITORARE

Il secondo schema imprenditoriale è stato quello di “MONITORARE” la situazione in tempo reale. Per fare questo primo salto di paradigma occorre comprendere che il bilancio non è lo strumento iniziale per il pagamento delle imposte bensì quello principale per il controllo di gestione. Conoscere la propria storicità numerica e la propria situazione attuale consente di poter cogliere certe esigenze, magari ancora latenti, del mercato oppure minimizzare i rischi e/o i danni intervenendo prima che la situazione sfugga di mano. E’ il paradigma con il quale si diventa più “veloci” dei concorrenti a reagire agli stimoli esterni.

3. PIANIFICARE

Il terzo schema imprenditoriale è poi stato quello di “PIANIFICARE”. Avendo coscienza della propria storicità e della propria attualità, ecco che diviene quasi naturale iniziare a cercare di prevedere il futuro di breve termine. Già qui interviene la necessità di implementare in azienda (entità complessa) i concetti tipici della “crescita personale”: proattività, obiettivi, organizzazione. E’ il paradigma in cui si diventa proattivi anticipando la riorganizzazione in funzione delle riscontrate esigenze del mercato.

4. STRATEGIA

Il quarto schema imprenditoriale è quello di utilizzare tutte queste conoscenze non solo per pianificare ma anche per reinventarsi la propria “STRATEGIA” imprenditoriale, ottimizzare le scelte allocative delle risorse (sempre conflittuali fra di loro), definire la direzione desiderata ed immaginare il ruolo dell’impresa nel futuro di medio-lungo termine. Anche in un mercato maturo è sempre possibile differenziarsi e crearsi la propria nicchia di riferimento, non servono nemmeno investimenti enormi. Serve però tempo, dedizione, fiducia ed apertura mentale. E’ il paradigma in cui si diventa efficaci iniziando ad immaginare come co-creare il proprio contesto di riferimento.

5. CONSAPEVOLEZZA

Il quinto schema imprenditoriale è quello della “CONSAPEVOLEZZA”. Questo ultimo salto di paradigma consente di ridefinire la strategia d’impresa al fine di plasmarla consapevolmente a propria immagine e somiglianza trasformandola da (eventuale) fonte di frustrazione in fonte di serenità ed energia positiva. E’ il paradigma in cui si riesce a conciliare le esigenze dei molti in modo armonizzato con le esigenze della impresa nel suo insieme.

E’ UN PERCORSO!

Purtroppo non si può passare alla Consapevolezza d’Impresa senza prima prendere piena coscienza delle informazioni originate con i precedenti schemi imprenditoriali.

Senza saper fare, non si può monitorare oppure si commetterebbero degli errori monitorando e traendone magari conseguenze errate.

Senza saper fare e saper monitorare, non si potrebbe pianificare in quanto gli obiettivi di breve termine sarebbero “tirati a caso”.

Senza saper fare, monitorare e pianificare, non si potrebbe reimmaginare la propria strategia d’impresa in quanto passare dal breve al medio-lungo termine prevede l’implementazione anche di informazioni non meramente tecnico-numeriche che divengono quindi fondamentali per la riuscita della strategia stessa.

Senza saper fare, monitorare, pianificare e senza strategia, la Consapevolezza sarebbe come un castello di carte a cui manchino le fondamenta e le protezioni: al primo colpo di vento quella temporanea serenità si trasformerebbe in angoscia e frustrazione tanto e forse più di prima.

IMMAGINE E SOMIGLIANZA

Quando nel paradigma della Consapevolezza si parla di “propria” immagine e somiglianza il tiro è allargato: imprenditore, famiglia dello stesso (attiva o meno in azienda), consiglio di direzione, dipendenti. L’impresa è un insieme unico e complesso che deve per forza di cose scontare la soggettività e singolarità di ogni partecipante, anche degli altri stakeholders (fornitori, finanziatori, clienti, contesto di riferimento) che comunque sono attori che interagiscono con l’azienda.

NIENTE PAURA: CHUNKING!

Questo è quindi un percorso, non esiste bacchetta magica ma solo dedizione e perseveranza. Per non restare “impauriti” dalla vastità e complessità del percorso, è bene utilizzare la tecnica del “chunking” per spezzettarlo in più steps connessi l’uno all’altro in modo da focalizzarci solo su quello che dobbiamo affrontare immediatamente confidando nel fatto che il conseguimento di ogni step ci porta dritti dritti alla Consapevolezza Imprenditoriale nel suo senso più pieno e vero !:o)

RIEPILOGANDO:

FARE => volumi!

+

bilancio come strumento gestionale in tempo reale

=

MONITORARE => reazione immediata!

+

obiettivi futuri a breve termine

=

PIANIFICARE => proattività!

+

obiettivi futuri a medio-lungo termine

=

STRATEGIA => co-creazione!

+

immagine e somiglianza

=

CONSAPEVOLEZZA => serenità!

CP&F: le 5 declinazioni della Consapevolezza!

Oggi decliniamo il concetto di Consapevolezza previsto nell’approccio CP&F.

Le 5 Consapevolezze:

La Consapevolezza, nella mia particolare intuizione, è composta da 5 fasi interconnesse fra di loro:

1. consapevolezza Individuale;

2. consapevolezza Relazionale;

3. consapevolezza Familiare;

4. consapevolezza Patrimoniale;

5. consapevolezza Imprenditoriale.

Queste, a mio modo di vedere, devono anticipare i tecnicismi: tutti i tecnicismi.

Da quelli gestionali a quelli giuridici, da quelli finanziari a quelli tributari.

Ricordate? Prima i Perché e poi il Come!

La consapevolezza Individuale genera la propria efficacia individuale. Parte dalla propria biostruttura, genera piena comprensione del proprio potenziale e dei propri limiti. E’ un susseguirsi di salti di paradigmi: proattività, efficacia, efficienza, autodisciplina, automitivazione. Ogni step genera un miglioramento che, sommati tutti insieme, ci portano all’autorealizzazione!

Solo in seguito si può perseguire la seconda declinazione di Consapevolezza: quella relazionale. Sostengo questo perché altrimenti sarebbe una “scorciatoia” e rischieremmo un doppio autogol: i) punteremmo a relazioni di breve termine; ii) rischieremmo di essere percepiti come “simulatori”. La Consapevolezza Relazionale si basa su altri salti di paradigmi: dedicare il “giusto” tempo alla relazione in modo “spassionato”, comprendere la differente biostruttura altrui, accogliere in modo genuino e trasparente la differenza altrui, ascoltare interattivamente/empaticamente il nostro interlocutore, applicare la Comunicazione NonViolenta, abbracciare la “mentalità dell’abbondanza” superando la competizione aggressiva, cercare di mettere insieme le peculiarità delle singole parti per ottenere un unicum a valore superiore delle singole somme. Anche in questo caso, ogni step migliora le nostre relazioni con gli altri e ci rendono più completi ed utili al sistema nel suo complesso!

La Consapevolezza Familiare è un passaggio ulteriore e consequenziale! La famiglia, soprattutto quella italiana, ha al suo interno relazioni profondissime e, conseguentemente, molto complesse da gestire. In questo ambito i salti di paradigma necessari sono: voltare pagina, razionalizzare diritti e doveri, abbandonare le pretese soggettive, integrare la soggettività individuale con gli interessi collegiali della famiglia, crescere e consentire la crescita all’interno della famiglia, mantenere l’univocità di visione, accogliere in sé i principi fondamentali dell’intera famiglia. Ciò consente di mantenere unita la famiglia non in modo meramente ipocrita, ma in modo pienamente condiviso!

La quarta declinazione di Consapevolezza è relativa alla sfera del Patrimonio (individuale o familiare). Tutti siamo più o meno bravi a gestire il proprio patrimonio, tutti siamo più o meno edotti degli strumenti e delle metodologie di gestione giuridica, economica, finanziaria e tributaria del patrimonio. Non tutti però partiamo dai nostri Perché! Il Patrimonio, indipendentemente (!) dalla sua dimensione, può essere generatore di serenità o di frustrazione. Solo se sono chiari i perché che soggiacciono alle nostre scelte ne potremo godere in modo sereno. Il Patrimonio, come già evidenziato negli altri post, ha un suo perimetro che dev’essere analizzato come un unicum. Le risorse, grandi o piccole che siano, sono definite. La loro allocazione nelle varie componenti patrimoniali dunque è un’allocazione di tipo conflittuale. Esserne Consapevoli ci consente di avere sempre ben presente il perché abbiamo dato più spazio ad una piuttosto che ad un’altra componente, all’attualità od al futuro, al rischio od alla tutela.

Infine, all’interno del patrimonio esiste una componente particolarmente complessa: l’impresa. La Consapevolezza Imprenditoriale è la più difficile di tutte. Sostengo questo in quanto l’impresa accoglie in sé tutte le complessità prima evidenziate: individuali (l’impresa è fatta di persone), relazionali (l’impresa è un insieme di relazioni, interne ed esterne), familiari (nella quasi totalità l’impresa è di proprietà familiare), patrimoniali (perché è in conflitto con le altre componenti patrimoniali). Essere Consapevoli di queste criticità e gestirle al meglio aiuta a non farsi gestire dall’impresa ma a gestire noi l’impresa in modo sereno: qualunque sia il contesto!

Consapevolezza come fonte di Serenità!

Insomma, queste 5 Consapevolezze rappresentano la fonte della nostra serenità: sta a noi dedicare il tempo e l’impegno necessario per acquisirle tutte e cinque!

La CP&F per il passaggio generazionale!

Dato statistico: l’85% fallisce!

Sono state fatte parecchie ricerche statistiche sul passaggio generazionale, ciò che emerge sempre è che, fatto 100 le imprese che lo affrontano, solo il 30% supera i cinque anni nelle mani della seconda generazione e di queste solo il 50% supera i cinque anni nelle mani della terza generazione. Ciò equivale a dire che nel 85% dei casi l’impresa non resta all’interno della famiglia del fondatore.

Causa: “da 1 a +” !

In estrema sintesi la causa è il passaggio “da 1 decisore a + decisori”. Cioè quando l’imprenditore fondatore, volente o nolente, esce dalla gestione dell’impresa ed i suoi successori iniziano a gestire autonomamente.

Situazione italiana

La stragrande maggioranza delle imprese in Italia è di tipo familiare. La dimensione non conta. Le dinamiche familiari quindi impattano su pressoché tutte le imprese italiane. Le relazioni familiari italiane sono decisamente più profonde, nel bene e nel male, rispetto a ciò che avviene all’estero. In Italia non vi è “consuetudine” a pianificare né il passaggio successorio né il passaggio generazionale in azienda. Nelle imprese familiari è difficile implementare un sistema corretto di delega, soprattutto a soggetti esterni alla famiglia stessa.

Approccio giuridico: non basta!

Tendenzialmente l’approccio consulenziale italiano è quello di consigliare e redigere i contratti ritenuti migliori per le specifiche esigenze dei clienti. Si agisce cioè quasi esclusivamente nel campo giuridico.

Questo approccio che comunque è imprescindibile, tralascia di affrontare le criticità “umane”. Infatti, senza condivisione, impegno ed unità, anche il miglior strumento giuridico rischia di finire davanti al giudice.

Italian! Family Business

Il Family Business in Italia accoglie in se alcune criticità superiori rispetto a quanto avviene nei Paesi anglosassoni. Ciò in quanto i legami familiari sono molto più radicati. Questa peculiarità può rappresentare sia una forza sia, se gestita male, una limitazione.

Le criticità dell’Italian Framily Business sono: individuali, relazionali, familiari ed intergenerazionali, patrimoniali, d’impresa. Guarda caso le 5 declinazioni della Consapevolezza all’interno della CP&F. Non esistono scorciatoie: o si dedica del tempo a queste tematiche oppure si paga il prezzo dell’atteggiamento “struzzo”.

Orizzonte temporale: lungo!

Ecco dunque che, se si approccia tale momento critico nella vita d’impresa cercando di generare Consapevolezza in tutte le persone interessate, l’orizzonte temporale si allunga. D’altronde per l’efficacia non esistono scorciatoie. Nella teoria anglosassone l’orizzonte temporale medio è di circa 10 anni, ben più lungo se si mira fin da subito alla terza generazione.

Scenari: non si limitano al solo trasferimento dell’impresa ai figli!

Gli scenari possibili non si limitano al solo trasferimento dell’impresa ai figli, sono molto più vari e vanno presi tutti in considerazione per essere opportunamente analizzati.

Lo Struzzo!

Approccio-Struzzo: il disponente non pianifica.

Non delega mai la gestione d’impresa, non fa testamento e non dona alcunché in vita, lascia che sia la legislazione vigente al momento del decesso a decidere in merito. Tutti gli eredi subentrano in azienda. Caos. Rischio fallimento.

La Giraffa!

Approccio-Giraffa: il disponente pianifica.

a) se decide che ereditino tutti gli eredi: I) modifica dello statuto societario, donazione della nuda proprietà, costituzione di un trust, costituzione di una holding di famiglia, redazione di un patto parasociale; II) decide che ereditino solo alcuni eredi: patti di famiglia, donazioni consapevoli;

b) se ritiene che nessun erede abbia le caratteristiche imprenditoriali: IV) pianifica la managerializzazione d’impresa; V) fa entrare in impresa un socio-imprenditore esterno; VI) fa entrare in impresa un Private Equity; VII) crea valore per cedere a terzi e lasciare in eredità la monetizzazione dell’impresa; VIII) se vi sono le condizioni, quota in borsa l’impresa (AIM);

La Consapevolezza!

Approccio-Consapevole: il disponente attua e propone un processo di Consapevolezza per raggiungere l’Efficacia individuale, relazionale, familiare ed intergenerazionale, patrimoniale, d’impresa scegliendo così uno degli otto scenari precedenti in modo condiviso sia con i familiari che con tutti gli stakeholders coinvolti.

Il processo CP&F per l’Efficacia del Passaggio Generazionale

Parte tutto dalla singola persona. Dev’essere ricercata l’efficacia del singolo. Dopodiché si possono affrontare le tematiche inerenti le capacità relazionali. Lo sviluppo del singolo deve interagire in modo fertile all’interno delle dinamiche familiari. Tutti i singoli devono approfondire le tematiche legate al patrimonio familiare. Infine il disponente deve affrontare la scelta se “fare lo struzzo” o “fare la giraffa”. In questo secondo caso, deve: lasciare le redini, attuare un processo efficace di delega, comunicare tale decisione in modo efficace sia all’interno della famiglia che all’esterno, fare il salto di paradigma da “controllo tutto io” a “gestione condivisa” dell’impresa.

Non è facile, non è immediato: è efficace!

CP&F: I PRINCIPI IMPRENDITORIALI!

Quando si parla di impresa, la dottrina maggioritaria propone (quasi) sempre solo la teoria “causale” (causation, in inglese): faccio fare una bell’analisi di mercato, analizzo il business model ipotizzato, scelgo l’ottimale strategia, redigo un ottimo business plan, tengo tutto segreto finché non trovo i capitali necessari e solo successivamente inizio l’attività imprenditoriale.

Ovviamente è una banalizzazione, ma se questo processo viene proposto in modo rigido si genera un enorme distacco fra il mondo accademico e quello imprenditoriale.

APPROCCIO EFFETTUALE D’IMPRESA

Fortunatamente, da una intuizione della professoressa Saras D. Sarasvathy, una ricerca universitaria a cui partecipano numerosissimi docenti ed università del mondo intero, ha dimostrato che esiste anche il cosiddetto “approccio effettuale” (effectuation, in inglese).

Da questa analisi emerge chiaramente che anche progetti imprenditoriali di estremo successo se fossero partiti applicando rigidamente il processo causale non avrebbero nemmeno visto la luce.

TEORIA IMPLEMENTATA!

Essendo personalmente un sostenitore del fatto che teoria e pratica debbano combinarsi alla perfezione, mi ritengo un implementatore proprio per questo, non sto delegittimando la teoria causale bensì cerco di proporne un’applicazione fattiva.

IMPRENDITORIALITA’

L’imprenditorialità, nella mente del fondatore, nasce per step successivi all’interno del quale si integrano cinque principi fondamentali: i) sono le risorse attuali a determinare gli obiettivi futuri, ii) non ci si deve preoccupare dell’incertezza futura (i rendimenti) in quanto si gestisce la certezza attuale (i costi), iii) non si deve avere paura di divulgare l’ idea d’impresa, iv) l’inaspettato è fonte di opportunità ed infine v) il progetto imprenditoriale è co-creazione per modellare “IL” mercato di riferimento.

PRINCIPI => SENSIBILITA’ => FLESSIBILITA’

L’interazione continua fra questi principi, l’attenzione ai riscontri del contesto e la perseveranza nel rimanere sufficientemente flessibili, permette il processo d’impresa cosiddetto “emergente”.

L’idea imprenditoriale iniziale non è rigida asetticamente bensì si rimodella in funzione dell’importanza delle analizzate esigenze del mercato.

Gli “imprenditori visionari” impongono la loro visione “distruttiva” al mondo intero  ma quanti ne conoscete?

Gli “imprenditori effettuali” al contrario sono numerosissimi!

L’IMPRESA COME VALORE SOCIALE

Serve attenzione alla capacità relazionale che, basandosi sui propri valori guida, coinvolga, nella forma adeguata, tutti i soggetti potenzialmente interessabili: soci, dipendenti, finanziatori, fornitori, clienti e contesto sociale nel suo complesso.

L’aspetto interattivo e sociale evidenzia quindi quanto il “fare impresa” sia un processo positivo per l’intero sistema di riferimento in quanto migliora le condizioni di vita di tutti coloro che, in modo diretto od indiretto, beneficeranno del valore aggiunto apportato dal progetto imprenditoriale.

TEORIA E PRATICA: EQUILIBRIO DINAMICO!

Come già anticipato, ritengo che debba essere mantenuto un Equilibrio Dinamico fra entrambi gli approcci. L’ottimale è il mix della teoria causale con quella effettuale dando peso più all’una od all’altra in funzione delle specificità dell’impresa e del mercato di riferimento.

Consiglio sempre di partire dall’analizzare l’idea di partenza in modo approfondito considerando sia l’approccio causale ma considerando l’influenza dei principi effettuali.

La pianificazione del progetto imprenditoriale deve comunque essere fatto in modo approfondito (analisi di mercato “attuale”, business model, identificazione della strategia e business plan) ma la Pianificazione Causale è una “conditio sine qua non”: senza di essa non si parte ma da sola non basta.

PIANIFICAZIONE SI, MA EFFETTUALE!

La Pianificazione Effettuale al contrario analizza dal punto di vista teorico il progetto imprenditoriale ponendo però l’accento sulle modalità interattive della sua implementazione:

– Consapevolezza dell’unicità della persona;

– Consapevolezza relazionale per coinvolgere i soggetti interessati;

– Consapevolezza nell’aboundance mentality per generare sinergie sistemiche;

– Consapevolezza implementativa per mantenere l’ottimale flessibilità operativa;

– Apporto di valore aggiunto al sistema.

PERSONA => IMPRESA => SISTEMA!

L’approccio Effettuale pone il giusto accento sull’importanza sociale ed interattiva del fare impresa evidenziando l’effetto benefico per l’intero sistema.

CPeF: LA GESTIONE CONSAPEVOLE DEL PATRIMONIO!

Quello che le famiglie (imprenditoriali, ma non solo) percepiscono in modo sempre più evidente è che “il mondo è cambiato” e fanno fatica a stare al passo con i tempi. E’ tutto “incredibilmente complicato”: la globalizzazione ha interconnesso cause ed effetti a livello locale con quelle generate a livello internazionale. A causa di ciò, oggi, non si può dare nulla per scontato in nessun settore: immobiliare, finanziario, imprenditoriale.

Le crisi oggi sono dappertutto, sembra che nulla sia più sicuro:

“non ci sono più certezze”!

Questa complicazione necessita di monitoraggio costante, sia per il necessario approfondimento tecnico che per quello “meramente” normativo. La stessa pianificazione dev’essere quotidianamente rivalutata in funzione di questa sempre più repentina modifica legislativa (giuridica e fiscale, nazionale ed internazionale).

Fare “lo struzzo” rimanendo ancorati al passato rischia di costare enormemente. La gestione immobiliare, la gestione finanziaria e la gestione d’impresa diventano sempre più complesse non solo dal punto di vista gestionale ma anche da quello giuridico e fiscale.

L’incertezza oggi giorno è ovunque!

Tuttavia Frank Knight ebbe il Nobel per l’economia nel 1976! Egli scrisse il libro “Rischio, incertezza e profitto” distinguendo tre concetti ben distinti: la previsione, il rischio e l’incertezza.

Nel primo caso, previsione, la distribuzione degli scenari è conosciuta e, conseguentemente, possono essere fatte delle stime di tipo probabilistico.

Il rischio si riscontra quando, pur non conoscendo le probabilità esatte di avvera mento del singolo scenario possibile, ci si può basare su stime statistiche in funzione dell’esperienza storica. In questi casi la stima viene a modificarsi solo a posteriori in funzione della modifica della serie storica.

L’incertezza, ancor di più, è presente quando non si conosce né la distribuzione probabilistica né la serie storica. Questo livello di aleatorietà è presente in ogni situazioni inedita.

Già negli anni settante Knight associava il profitto imprenditoriale (e patrimoniale) alla capacità di gestire l’incertezza. Il profitto infatti è la remunerazione “dovuta/desiderata” per investire un capitale certo oggi al fine di ottenerne un beneficio futuro incerto domani.

Se quindi Patrimonio deriva da “patrimonium” che è l’insieme di pater (= padre) e munus (= compito) e se il compito del padre è quello di far crescere, la gestione del patrimonio deve generare profitto e quindi

l’incertezza non deve spaventare: dev’essere accolta e gestita !

Per poterlo fare il titolare deve obbligatoriamente ricercare la massima flessibilità, senza ancorarsi a “certezze” storiche che domani possono essere travolte da eventi inaspettati, e deve essere sempre aggiornato a 360 gradi.

Se prima era evidente che gestire “ordinariamente” un patrimonio richiedeva ore lavoro, oggi è ancor più evidente che gestire in modo pianificato e consapevole lo stesso patrimonio richiede ulteriori ore lavoro: prendere o “lasciare”!

Tempo!

Ne consegue l’esigenza di trovare del tempo da dedicare a questi aspetti della gestione patrimoniale.

Principi Guida!

Le certezze vanno ricercate nell’integrità con i propri Principi Guida e non nel contesto. L’evento inaspettato muta il contesto, non i principi. Ciò garantisce la flessibilità e la velocità necessaria per agire in funzione di esso.

In questo modo non nasce più frustrazione per il fatto che il “modus operandi” storico debba essere messo in discussione.

Nella gestione consapevole del patrimonio quindi è sempre bene partire parte dai Principi e dalle Logiche, solo in funzione di essi si stabiliscono gli obiettivi e la strategia la cui implementazione può essere serenamente adeguata in funzione dei cambiamenti del contesto di riferimento che vengono percepiti dal suo costante monitoraggio.

I!FB: CONSAPEVOLEZZA D’IMPRESA!

Quando si parla di imprenditorialità, la dottrina maggioritaria propone (quasi) sempre solo la teoria “causale” (causation, in inglese): faccio fare una bell’analisi di mercato, analizzo il business model ipotizzato, scelgo l’ottimale strategia, redigo un ottimo business plan, tengo tutto segreto finché non trovo i capitali necessari e solo successivamente inizio l’attività imprenditoriale.

Ovviamente è una banalizzazione, ma se questo processo viene proposto in modo rigido si genera un enorme distacco fra il mondo accademico e quello imprenditoriale.

APPROCCIO EFFETTUALE D’IMPRESA

 Fortunatamente esiste anche la teoria effettuale (effectuation, in inglese) meno conosciuta in quanto maggiormente interattiva e pragmatica.

L’IMPRENDITORE NON E’ UN MITO!

 Secondo questa teoria l’imprenditore:

  1. i) non ama il rischio: ne fissa il livello accettabile in termini temporali e finanziari e lo rispetta;
  2. ii) non è un visionario: serve di più la capacità di “affinare” l’idea iniziale in funzione delle esigenze dei soggetti coinvolti che non l’idea “distruttiva” in sé;

iii) non è un veggente: l’interazione con i soggetti interessati trova più strade delle previsioni teoriche;

  1. iv) non è un “supereroe”: le competenze gestionali si possono acquisire così come le competenze relazionali ed emotive in grado di coinvolgere i soggetti interessati;
  2. v) non è un “one man show”: sa che l’affiatamento e le competenze del management sono più determinanti della propria persona.

IMPRENDITORE SI DIVENTA!

 L’imprenditorialità è per tutti, non esiste il “dna dell’imprenditore”.

Certo serve Consapevolezza, sia individuale che relazionale, ma questa, come le competenze tecniche necessarie, si possono acquisire sia direttamente che  indirettamente.

PROCESSO EMERGENTE

Nella teoria effettuale si parla di processo “emergente” nel quale si integrano sempre cinque principi fondamentali:

  1. i) sono le risorse attuali a determinare gli obiettivi futuri, lo scopo è acquisire sempre più risorse ma posso partire già oggi;
  2. ii) non ci si deve preoccupare dell’incertezza futura (i rendimenti) in quanto si gestisce la certezza attuale (i costi);

iii) non si deve avere paura di divulgare l’ idea d’impresa perché ciò consente di coinvolgere altri soggetti interessati ed acquisire sinergicamente nuove risorse;

  1. iv) non ci si deve mai piangere addosso perché l’inaspettato è fonte di opportunità ma occorre essere predisposti a percepirla;
  2. v) il progetto imprenditoriale è un processo di co-creazione con gli altri soggetti interessati che consente di modellare “IL” mercato di riferimento.

TEORIA E PRATICA: EQUILIBRIO DINAMICO!

 Servirebbe quindi un mix ottimale fra la Pianificazione Strategica e l’Implementazione Effettuale in modo da dare nel tempo più peso all’una od all’altra in funzione del contesto di riferimento e delle specificità del progetto. Mai tralasciare l’una in funzione dell’altra!

QUINDI: PIANIFICAZIONE SI, MA EFFETTUALE!

 La Pianificazione Effettuale analizza fin da subito anche in sede pianificatoria le modalità interattive della sua implementazione: unicità della persona; processo emergente; coinvolgimento sinergico dei soggetti interessati; flessibilità operativa; valore aggiunto sistemico.

L’IMPRESA COME VALORE SOCIALE

 Serve quindi Consapevolezza (individuale e relazionale) per coinvolgere, nella forma adeguata, tutti i soggetti potenzialmente interessabili: soci, dipendenti, finanziatori, fornitori, clienti e contesto sociale nel suo complesso.

Questa interazione rimodella non solo l’idea imprenditoriale ma anche il sistema di riferimento nel suo complesso.

L’aspetto interattivo e sociale del “fare impresa” diventa così maggiormente evidente!

PERSONA => IMPRESA => SISTEMA!