Il testamento: questo sconosciuto.

“Al mondo di sicuro ci sono solo la morte e le tasse” – Benjamin Franklin

Questa citazione così conosciuta evidenzia due aspetti: i) nessuno di noi è immortale su questa terra, ii) le tasse sono delle certezze.

Il #dRzOOm ha deciso di partire da questa affermazione per trattare una tematica ahimè troppo trascurata.

La morte è una certezza

Dal momento stesso in cui nasciamo e mettiamo piede in questa vita terrena, siamo sicuri che prima o poi moriremo.

Solo acquisendone la giusta #consapevolezza questa certezza smette di fare paura ed anzi sprona a dare il meglio di sé ogni sacrosanto giorno.

Altrimenti, pur sapendolo viviamo la nostra quotidianità come se fossimo indistruttibili.

Se questo nostro approccio alla vita ci consente di abbracciare la sfida, dall’altro lato ci fa commettere parecchi errori.

Anzitutto, non pensare alla propria caducità ci porta a vivere rischiando di sprecare buona parte del tempo che abbiamo a disposizione in cose futili, superficiali, non rilevanti, non importanti per il nostro stesso giudizio.

L’utilizzo del tempo

Purtroppo, però il tempo non possiamo accumularlo per poterlo poi utilizzare quando più ci serve.

Il tempo passa, scorre, incurante dei nostri impegni, delle nostre frustrazioni, dei nostri sogni.

Sta a noi decidere consapevolmente come allocare nel migliore dei modi il nostro tempo suddividendolo fra ciò che è importante, ciò che è urgente e tutto il resto.

Inoltre, rischieremmo di non considerare alcuni aspetti legati al “dopo di noi”. No, non alla Legge sul dopo di noi che introduce delle agevolazioni fiscali in alcuni determinati casi bensì a ciò che succederebbe qualora dovessimo venire a mancare.

Perché i tribunali sono così pieni di cause ereditarie? Cosa le origina? Perché ereditare un bene può generare più frustrazione che non serenità? Perché può accadere che durante la successione si scopre un patrimonio molto più grande di quello che si conosceva? O viceversa, perché può accadere che durante la successione si scopre che il defunto era “pieno di debiti”? Perché molte volte affrontando una successione viene spontaneo dire “se solo ci avessimo pensato prima”?

Le bucce di banana

La risposta è molto semplice: vi sono alcune “bucce di banana” a cui generalmente non si pensa.

Ma non è tutto: generalmente le frustrazioni nascono da “aspettative” che, seppure legittime, non hanno trovato riscontro nella realtà oppure che erano diventate delle “pretese” illegittime.

Ovviamente, la complessità normativa, civilistica e fiscale, non aiuta affatto.

Se non ci pensi tu, ci pensa la legge

Ma è colpa della normativa oppure del fatto che “non ci abbiamo pensato prima”?

Già, perché se non ci si pensa prima è la Legge a decidere tutto. Si chiama “successione legittima”.

Il volere del defunto, non essendo conosciuto e reso evidente, non conta nulla. Non solo non conta nulla, ma con la successione legittima alcuni familiari diventano comproprietari di ogni singola unità patrimoniale.

Non avendoci pensato prima, questi familiari non sono stati decisi dal defunto. Vengono decisi dalla legge. A prescindere dal legame affettivo, dalla condivisione di una vita intera o di pochi eventi nel corso di una vita, dal legame di amicizia, dalla volontà di aiutare una persona/ente meritevole. La legge decide esclusivamente in funzione della composizione del nucleo familiare.

Conseguentemente sia i beneficiari che le modalità con cui ereditano sono prestabiliti dalla legge civile successoria.

In alcuni casi potrebbe anche essere indifferente in quanto gli affetti più cari ben potrebbero essere proprio i familiari del nucleo familiare e nessun altro. Tuttavia, anche in questo caso esistono delle bucce di banana. Una in particolare: la comproprietà.

le rigidità della Comunione ereditaria

Ogni familiare previsto dalla normativa diviene proprietario pro-quota in comunione con tutti gli altri.

Questo aspetto può essere irrilevante nel caso di un patrimonio finanziario. Quote di fondi e di sicav possono essere tranquillamente ripartite fra tutti gli eredi e “divisi” fra di loro. Già per i titoli nominativi in caso di lotti minimi si potrebbero avere delle difficoltà di attribuzione in esclusiva ad uno dei comproprietari. Vero che la comproprietà può essere sciolta grazie ad una divisione ereditaria che ripartisca i beni a favore esclusivo di un solo titolare. Purtuttavia i valori devono essere equivalenti e, salvo rinunce, in alcuni casi non ci sarebbe la possibilità di conguagliare il familiare che otterrebbe un valore inferiore. Comunque sia, la divisione ereditaria dev’essere concordata all’unanimità da tutti gli eredi. Aspetto non da poco.

Le cose si complicano in caso di patrimonio immobiliare.

Essere titolare di un appartamento con altri due familiari può diventare una vera e propria schiavitù. Il disallineamento fisiologico degli interessi dei tre proprietari non può essere gestito in modo ottimale: un appartamento non può essere diviso. Se il patrimonio immobiliare fosse composto da tre appartamenti, i tre familiari si ritroverebbero comproprietari insieme in ogni appartamento. In questo caso, come abbiamo già visto per il patrimonio finanziario, la divisione ereditaria può venire in soccorso ma i valori degli appartamenti non saranno mai coincidenti e, conseguentemente rimane il problema dei conguagli.

Inoltre, vi è sempre il legame affettivo che genera più o meno valore per il singolo appartamento. Se due o tutti e tre gli eredi avessero una preferenza e non giungessero ad un accordo ecco che la divisione ereditaria non potrebbe essere attuata.

Ancora meno facile è il caso nel quale il patrimonio è composto dalla o dalle imprese di famiglia.

Appare dunque evidente come nel “dopo di noi” sia bene avere una condivisione fra i vari familiari. Proprio quella condivisione che non viene presa in considerazione “prima”.

Ma chi me lo fa fare?

Quando si parla di pianificazione e gestione patrimoniale, #dRzOOm inizialmente si sente sempre chiedere “ma chi me lo fa fare”?

Questa domanda viene posta sia dal consulente (finanziario, avvocato, commercialista) che ha contattato il #dRzOOm per dei suoi clienti, sia dal disponente stesso.

Si ha paura a condividere questi ragionamenti con gli altri familiari pensando, erroneamente, che si possa evitare di farlo. Solo rarissimamente il disponente è convinto di non voler condividere queste tematiche nonostante il fatto che dopo il suo decesso questa mancata condivisione in vita genererà delle cause ereditarie o delle frustrazioni rilevanti per tutti i suoi familiari. In questi casi la motivazione è il principio de “me ne lavo le mani” coscientemente per evitare di dover affrontare la conflittualità familiare in vita.

In tutti gli altri casi l’origine della domanda nasce da una “ignoranza” di fondo (intesa come essere allo scuro di ulteriori informazioni).

Non conoscendo la normativa e le conseguenze che essa genera, ecco che si preferisce rimanere nelle proprie convinzioni ed evitare il dialogo familiare.

Ma è vera serenità? E dopo la morte del disponente, cosa vivranno i familiari superstiti?

Puoi pensarci tu: prima!

L’alternativa alla successione legittima è la “successione testamentaria”.

Con il testamento il disponente rende evidente, nel pieno rispetto delle norme giuridiche, le proprie volontà.

Se con la successione legittima la norma individua i beneficiari e la ripartizione dell’intero patrimonio a loro favore, con la redazione del testamento il disponente può disporre liberamente a favore di chiunque (uno degli altri familiari o addirittura uno sconosciuto) una certa quota del patrimonio.

Quota disponibile

La dimensione di questa quota, cosiddetta “disponibile”, è determinata dall’ordinamento civilistico in funzione del nucleo familiare del disponente ciò in quanto i familiari cosiddetti legittimari (coniuge, discendenza in linea retta, ascendenza in linea retta), in funzione della composizione del nucleo familiare, hanno diritto ad una quota minima di eredità (cosiddetta “quota di riserva”).

Quindi questa quota di disponibile può essere utilizzata per far beneficiare un familiare più di altri oppure per conguagliare in caso di disallineamenti di valori nel tempo, oppure ancora per assegnare un valore patrimoniale ad una persona cara che non fa parte dei familiari od ancora a favore di un ente benefico.

I legati contro la comunione ereditaria

L’importanza del testamento poi non è solo l’apparizione della quota disponibile ma, soprattutto, la possibilità di individuare dei “legati” cioè delle assegnazioni in proprietà piena di un bene ad un singolo familiare. Con una corretta pianificazione quindi, anziché lasciare ogni bene in comproprietà, si possono lasciare i beni suddividendoli fra i vari familiari in modo tale che ognuno di essi rimanga proprietario unico del singolo bene. Ovviamente i valori dei beni assegnati ad ogni familiare dev’essere equivalente a quello degli altri ma, nei casi in cui ciò non fosse possibile oppure per libera scelta, la quota di disponibile può essere utilizzata per le compensazioni necessarie.

Conseguentemente con il testamento le bucce di banana degli esempi precedenti possono essere evitate grazie alla quota disponibile ed i legati.

Minimizzare la frustrazione dell’evento

Ciò evita problemi e frustrazioni negli eredi in quel momento in cui l’emotività è già messa duramente a prova per la scomparsa del caro defunto.

Anche quando i familiari vanno d’amore e d’accordo, il disallineamento nel tempo degli interessi in gioco è naturale. Se poi consideriamo l’effetto “deriva generazionale”, l’aumentare dei comproprietari nelle varie generazioni, ecco che il singolo bene non sarebbe più di nessuna utilità per nessuno.

Il testamento, dunque, pur non essendo la panacea di tutti i mali, è un istituto giuridico di indubbia utilità.

Perché allora sono poche le persone che lo redigono?

Per paura? Per ignoranza? Per menefreghismo?

#dRzOOm scarta a priori la terza ipotesi.

Avendo già trattato di quanto possa essere utile acquisire consapevolezza della propria eventuale morte per poter vivere al meglio, ecco quindi che ci concentriamo ulteriormente sulle peculiarità del testamento.

Chi può redigerlo?

Il testamento dev’essere redatto dal singolo testatore. Il cosiddetto testamento congiunto è nullo.

Conseguentemente è la singola persona che lo redige e lo sottoscrive. Questi dev’essere nel pieno delle sue facoltà di intendere e di volere, deve avere piena capacità di agire e non deve essere manipolato o costretto.

Come dev’essere redatto?

Può essere redatto in modo “olografo” cioè interamente scritto a mano da parte del testatore.

Può essere consegnato, aperto od in busta chiusa, al notaio, cosiddetto “testamento segreto”.

Può essere redatto da notaio, cosiddetto “testamento pubblico”.

Il #dRzOOm consiglia sempre l’intervento notarile per una disamina delle volontà testamentarie: prevenire è meglio che curare.

Certo, costa un po’ di più, ma tale costo è ampiamente compensato dalla certezza giuridica dell’espressione delle volontà.

Quando dev’essere redatto?

Il testamento può essere redatto in qualunque momento, purché nel pieno delle proprie facoltà.

Nella prassi anglosassone, andrebbe redatto intorno ai cinquanta anni. Nella prassi latina ciò è largamente disatteso. Non solo l’età media del testatore è molto più alta, ma addirittura solo il 15% delle persone che avrebbero utilità lo redigono realmente.

È un atto unilaterale e, come tale, può sempre essere revocato. Questo è uno degli aspetti per il quale il #dRzOOm consiglia l’intervento notarile: il testamento successivo revoca quello precedente.

Ciò può alimentare “conflittualità”, “contestazioni, “occultamenti”, “falsificazioni”: l’occasione fa l’uomo ladro.

Proprio per questo, in qualunque forma, il testamento deve sempre avere l’indicazione della data e della firma del testatore.

Meglio quindi farne uno in più che uno in meno.

Ciò nel senso che in alcuni casi per la paura di non poterlo fare in modo “definitivo” non viene fatto del tutto: niente di più sbagliato.

Il testamento va redatto e revisionato ogni qual volta sia necessario (per eventuali modificazioni del nucleo familiare – premorienze – o del patrimonio – riorganizzazioni o eventi imprevisti).

Cosa deve prevedere?

Il testamento deve prevedere sicuramente la firma e la data.

Inoltre, può prevedere disposizioni di natura patrimoniale ma anche di natura meramente morale.

Può disporre per l’integralità del patrimonio oppure solo per una sua parte (per il residuo occorrerebbe così fare riferimento alla successione legittima).

E’ consigliabile che preveda l’attribuzione del per legato al singolo beneficiario al fine di evitare le comproprietà e che utilizzi l’eventuale quota di disponibile (totalmente o parzialmente) per poter consentire eventuali conguagli che potrebbero rendersi necessari in caso di disallineamenti dei valori dei singoli beni nel tempo.

Tutte queste caratteristiche rendono il testamento uno strumento imprescindibile per la pianificazione patrimoniale successoria.

Lasciati coinvolgere!

Se vuoi rimanere aggiornato su queste tematiche, lasciati coinvolgere e seguici su tutti i canali social

https://www.facebook.com/groups/CPeF.ConsapevolezzaPatrimonioFamiglia

www.linkedin.com/in/VincenzoRenne

https://www.facebook.com/vincenzo.renne.9

www.twitter.com/VincenzoRenne

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *