Il patrimonio di famiglia è un mezzo. Per dove?

Secondo la teoria della gestione patrimoniale, il patrimonio non è identificabile come un “fine”. Non può essere considerato “fine a sé stesso”. Un patrimonio senza un fine ulteriore sarebbe disfunzionale a prescindere dalla sua dimensione quantitativa.

Capita, infatti, a volte che nonostante un patrimonio quantitativamente importante la famiglia proprietaria non sia affatto felice. Nonostante si pensi che si possa “comprare” la felicità, così non accade nella vita reale. Non che la povertà generi automaticamente felicità, anche questo è irreale.

Questo è un tema molto sentito dal #dRzOOm: il fatto è, semplicemente, che non è la dimensione quantitativa del patrimonio a poter generare la felicità di una famiglia.

Il patrimonio non è solo quantità

Ciò in quanto non possiamo determinare il patrimonio di famiglia solo nell’aspetto quantitativo.

Il patrimonio vive! Vive per qualcosa di più grande di sé stesso. Vive per contribuire al raggiungimento di quel qualcosa di più grande.

Inconsciamente lo sappiamo bene tutti; eppure, vivere il proprio patrimonio di famiglia con questo approccio è difficile. Fin da scuola ci hanno insegnato a dare un valore quantitativo alle cose. Esistono teorie, criteri, procedure valutative ben “solide”, verificabili, pragmatiche, che danno certezze.

Ciò ha comportato in noi l’abitudine di trovare sicurezza nel vivere la vita in modo “quantitativo”: quanto fatturo (già sarebbe meglio quanto marginalizzo), quanto guadagno, quanto possiedo… sembra che sia questo “quanto” a poter determinare il valore di una persona, il suo successo, la sua felicità.

L’essenziale è invisibile agli occhi

Eppure “l’essenziale è invisibile agli occhi” (Il piccolo principe – Antoine de Saint-Exupéry) e, secondo me, anche alla quantità.

Non viviamo di quantità: viviamo di emozioni, di bisogni, di necessità.

Ecco che quindi ben sappiamo che il patrimonio ha più livelli di vita Quantità sì ma non solo: affettività, emozionalità, funzionalità.

Ciò che ci manca è comprendere come poter analizzare il nostro patrimonio di famiglia nelle logiche affettive, emozionali e funzionali.

È comunque ben evidente che la quantità non è sinonimo di funzionalità.

Il valore affettivo del patrimonio è dato dal fatto che esso è stato costruito, acquisito, scelto dai sacrifici della famiglia, dal suo sforzo, dal suo impegno, dalla sua dedizione, dalle sue scelte.

Il patrimonio rappresenta varie tappe della vita di una famiglia.

Il valore emozionale del patrimonio, invece, è dato dal fatto che la famiglia si riconosce in esso, lo ha vissuto e vuole continuare a viverlo pienamente, ha delle aspettative su di esso, si è affezionato, lo sente parte si sé.

Affettività ed emozionalità sono ben differenti dalla quantità di un patrimonio di famiglia.

Quantità non è funzionalità

Inoltre, la quantità patrimoniale è letteralmente differente dalla funzionalità che quel patrimonio può avere a favore della famiglia.

Un patrimonio, così come una famiglia, è “funzionale” quando ci aiuta a vivere sereni, non quando ci causa frustrazioni durature nel tempo.

Ecco perché il #dRzOOm ha ideato una serie di strumenti per accompagnare la famiglia a valutare il proprio patrimonio in modo distaccato evidenziando tutti e quattro i livelli: quantità, affettività, emozionalità, funzionalità. Ciò consente di acquisire maggiore consapevolezza sulla poliedricità dello stesso.

Quando inizialmente si cerca di valutare il proprio patrimonio, infatti, spesso i giudizi di funzionalità sono istintivamente dati in funzione della utilità che quel singolo bene facente parte dell’intero patrimonio ha avuto nel passato senza comprendere che oggi il contesto rischia, familiare ed esterno, di essere completamente cambiato.

Disallineamenti legittimi di interessi

Oltre ai vari livelli di valore del patrimonio di famiglia, è bene anche prendere in considerazione il fatto, ovvio, che la famiglia è composta da più individui (vedi Famiglia: Relazioni e Tecnologia).

Ogni familiare ha delle sue aspettative, dei suoi bisogni, delle sue necessità, delle sue aspirazioni. Conseguentemente si rischiano legittimi “disallineamenti di interessi” fra i familiari stessi. Averne piena consapevolezza, consente di gestire questo disallineamento in modo sereno. Esserne inconsapevoli, al contrario, genera frustrazione e conflittualità più o meno evidente.

La corretta gestione di questi disallineamenti consente l’identificazione di obiettivi condivisi per il soddisfacimento della famiglia nel suo complesso. Prima però è bene passare dall’identificazione dei princìpi guida familiari e dagli intenti dell’entità-famiglia.

Non è un passaggio semplice, ma una volta giunti a questa consapevole condivisione ecco che magicamente il patrimonio diventa percettibilmente un vero e proprio “mezzo”, non più un mero fine.

Questo processo di Ri-Scoperta consente infatti di individuare una “destinazione” condivisa da tutta la famiglia ed è proprio questa condivisione che consente ad ogni familiare di sentirsi parte di un progetto, si sentirsi appartenente alla famiglia, di poter contribuire anche con il proprio potenziale (in funzione dell’età, delle capacità, delle propensioni).

Conseguentemente il riscoprire questa destinazione condivisa consente di incrementare il livello di resilienza della famiglia ed al contempo determina quella serenità familiare in grado di sopravvivere anche alle difficoltà quotidiane.

Infatti, la consapevolezza familiare non è utopica, non trasforma tutto “rosa e fiori” bensì consente alla famiglia di poter avere sempre ben presente il perché delle proprie scelte e ciò consente di poterle difendere da ogni ostacolo facendo fronte comune senza sentirsi d’un tratto messi in discussione.

Il Patrimonio quindi è un mezzo. Per andare dove?

Ma un mezzo per dove?

Beh, il patrimonio è il mezzo mediante il quale la famiglia è in grado di perseguire i propri obiettivi collettivi ed individuali.

Conseguentemente, una volta riscoperti i princìpi guida e gli intenti condivisi di famiglia, è di fondamentale importanza riuscire ad identificare correttamente questi obiettivi.

Infatti, essi, così come il patrimonio, non sono solo “quantitativi”. Occorre quindi un nuovo approccio anche per l’identificazione degli obiettivi di famiglia. Per questo #dRzOOm ha identificato una metodologia nuova per non “scavarsi la fossa sotto i propri piedi”.

Gli obiettivi di Famiglia

Gli obiettivi infatti sono primariamente qualitativo-funzionali. A questo livello essi rappresentano la strada per la generazione di serenità familiare fin dal primo passo di questo percorso.

Solo una volta identificata la qualità funzionale dell’obiettivo che quel bene contribuirebbe a conseguire questo può essere “attualizzato” al livello quantitativo-temporale.

Infatti, per passare dalla qualità-funzionalità alla quantità occorre tenere in considerazione quanto il fattore tempo influisca sulla capacità del bene di conseguire l’obiettivo desiderato e mantenerlo nel tempo.

In questo senso il focus dovrebbe essere primariamente di lungo periodo, solo successivamente di medio ed infine di breve e brevissimo termine.

Concettualmente invece siamo abituati a prendere decisioni basandoci sull’utilità del breve termine. Questa abitudine può decisamente rivelarsi disfunzionale in quanto non ci consente di prendere in considerazione tutte le conseguenze della scelta.

Al contrario, se immaginiamo come questo bene possa risultare funzionale nel tempo e ragioniamo prima a lungo termine (15-20 anni), poi a medio termine (10-5 anni), poi a breve termine (5-1 anno) ed infine a brevissimo (6-3 mesi) ci stiamo obbligando a considerare che la nostra stessa vita avrà nel tempo obiettivi differenti.

L’approccio nel concreto/1

La scelta della casa di prima abitazione, giusto per fare un esempio banale e che viviamo tutti, non dipende esclusivamente dal budget a disposizione.

Una volta definito il budget che la famiglia si può permettere (sommatoria delle proprie risorse e di un eventuale mutuo bancario), ognuno di noi ha vissuto sulla propria pelle che la ricerca della casa “ottimale” è comunque difficile.

Questa difficoltà non dipende dalla dimensione del budget spendibile.

Essa soggiace a logiche di bellezza estetica, di funzionalità intramurale, di funzionalità esterna, di accessori, di complementi, di possibilità di vivere eventi particolari cari alla famiglia stessa: cene con amici, grigliate in giardino, localizzazione geografica e vista panoramica.

Ognuna di queste logiche è legittima e fondamentale.

Ognuna di queste logiche, nella sua applicazione, è specifica per ogni singola famiglia.

Avere condiviso fra tutti i famigliari una “casa top” ed una “casa stop” all’interno del budget disponibile, consente poi successivamente di poter vagliare con maggiore consapevolezza il mercato immobiliare nella zona geografica prescelta.

Avere ben chiare le caratteristiche della “casa top” e quelle della “casa stop” consente quindi di riuscire a valutare le varie possibilità esistenti sul mercato geografico di riferimento con maggiore flessibilità senza sottovalutare alcun aspetto fondamentale. Il costo, se rientra nel budget spendibile, non rientra fra questi.

Identificati quindi questi obiettivi qualitativo-funzionali che la casa dovrebbe avere, ecco che la famiglia può “attualizzarli” al livello quantitativo: prima con obiettivi di lungo termine, poi di medio termine ed infine di breve termine.

Il timing, infatti, è di fondamentale importanza nella funzionalità di un bene patrimoniale poiché è legato alla vita vissuta della famiglia che muta nel corso del tempo.

Numero di piani (se è una villa), numero di locali, dimensioni della superficie, numero di bagni, cantina, dimensione garage fanno parte degli obiettivi quantitativi.

In funzione della casa reale prescelta poi sorgono nuovi obiettivi quantitativi: ristrutturazione, rifiniture, impiantistica, estetica. Dai pavimenti (mattonelle, parquet, legno, …) ai sanitari, dalle placchette degli interruttori elettrici agli infissi, dagli elettrodomestici all’arredamento.

Questi sono obiettivi quantitativi di lungo periodo.

Immaginiamo che la famiglia stia comprando una villa: il numero di piani, la dimensione del giardino, la distanza dai servizi principali della città, giusto per fare solo alcuni esempi, sono di fondamentale importanza nell’orizzonte temporale 10-20 anni.

I genitori dopo 20 anni avranno difficoltà a salire le scale, a curare il giardino, ad utilizzare l’autovettura.

Ecco come nell’analisi di famiglia questi aspetti dovrebbero essere presi in considerazione già oggi in sede di acquisto. Venderanno questa villa? In quale periodo? Dove andranno? Faranno scambio con uno dei figli andando nel suo appartamento? Oppure la villa è già predisposta per poter accogliere insieme sia i genitori che le famiglie dei due figli? Ma i due figlio vorranno convivere insieme? E le loro future mogli?

Purtroppo, questi quesiti rappresentano la vita comune di una famiglia anche se, per la singola famiglia non se ne ha consapevolezza.

L’approccio nel concreto/2

Comprare la casa ai propri figli quando stanno ancora frequentando le scuole superiori, ad esempio, potrebbe essere un errore.

Il figlio potrebbe poi decidere di fare l’università in un’altra città, all’estero, di andare poi a vivere in questa nuova città o in un nuovo Stato ed ecco che aver acquistato la casa in tempi troppo anticipati ha generato una disfunzionalità successiva ma già probabile in sede di acquisto.

Cosa se ne farebbe dell’appartamento la famiglia in questi casi? Lo rivenderebbe? Lo affitterebbe? Quali scelte strategiche verranno effettuate? Saperlo prima avrebbe fatto cambiare tipologia di appartamento? Localizzazione geografica? Dimensioni?

L’approccio nel concreto/2

Immaginiamo il caso di una famiglia, che vive in una provincia italiana qualunque, che ha due figli. Il suo patrimonio è molto ampio.

Il primogenito, Marco, si è appena laureato a pieni voti in università e decide di fare un master MBA (management and business administration) a Londra.

Non avendo alcun problema patrimoniale la famiglia potrebbe decidere di comprare un appartamento equidistante fra il centro città e l’università di destinazione.

Ma questa scelta sarebbe funzionale? Sempre? L’appartamento infatti diventa una delle componenti del patrimonio della famiglia.

Quantitativamente non c’è alcuna controindicazione, soprattutto nel breve termine.

Esiste un’esigenza di uno dei familiari, la famiglia ha le risorse e decide di soddisfare al meglio questa esigenza. Ecco, dunque, che viene acquistato un trilocale in modo da poter ospitare i genitori e la sorella periodicamente durante il weekend.

Funzionalmente?

Marco ha intenzione di stabilirsi a Londra? Vivrà sempre in quell’appartamento? Cosa farà dopo il master? Quali sono le sue ambizioni?

Probabilmente Marco potrebbe anche decidere di rimanere a vivere a Londra. In questo caso l’appartamento può rivelarsi funzionale se la localizzazione sarà ottimale anche in considerazione del suo futuro luogo di lavoro. Ma se così non fosse?

Che fine farebbe questo appartamento? Verrà affittato? Oppure rivenduto?

Marco, pur rimanendo a vivere a Londra, cercherà un altro appartamento in una zona di Londra più comoda. Peggio ancora se dopo l’esperienza londinese Marco desiderasse mettersi in gioco.

L’anti-fragilità

Con la metodologia del #dRzOOM, si viene invece accompagnati ad implementare nelle scelte di famiglia il concetto di “anti-fragilità”.

Una decisione di lungo termine, se presa senza la giusta consapevolezza, pur legandoci per tanto tempo può rimanere funzionale.

Per fare quelle scelte che ci consentono di poter perseguire scenari futuri differenti, che ci consentono di “tenere più porte aperte”, che non vengono rimesse in discussione ogni anno, serve #consapevolezza.

Certo: è sempre possibile tornare indietro.

Ma tornare indietro genera frustrazione, differenziali quantitativi generalmente negativi, dissidi, incertezza.

Solo se la famiglia vive il suo patrimonio a livello qualitativo e non quantitativo questi errori di scelta possono essere gestiti serenamente.  

Ma occorre rimanere flessibili, riuscire ad ammettere i propri errori di valutazione e abbracciare serenamente le conseguenze al fine di porre rimedio per tempo per riacquisire la necessaria funzionalità familiare.

Ecco, quindi, perché il #dRzOOm cerca di accompagnare la famiglia in un percorso che sia in grado di affrontare primariamente il lungo termine per poi attualizzarlo nel breve: ciò è garanzia di serenità!

Lasciati coinvolgere dal #dRzOOm e seguici su tutti i canali social !;o)

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