I!FB: CONSAPEVOLEZZA D’IMPRESA!

Quando si parla di imprenditorialità, la dottrina maggioritaria propone (quasi) sempre solo la teoria “causale” (causation, in inglese): faccio fare una bell’analisi di mercato, analizzo il business model ipotizzato, scelgo l’ottimale strategia, redigo un ottimo business plan, tengo tutto segreto finché non trovo i capitali necessari e solo successivamente inizio l’attività imprenditoriale.

Ovviamente è una banalizzazione, ma se questo processo viene proposto in modo rigido si genera un enorme distacco fra il mondo accademico e quello imprenditoriale.

APPROCCIO EFFETTUALE D’IMPRESA

 Fortunatamente esiste anche la teoria effettuale (effectuation, in inglese) meno conosciuta in quanto maggiormente interattiva e pragmatica.

L’IMPRENDITORE NON E’ UN MITO!

 Secondo questa teoria l’imprenditore:

  1. i) non ama il rischio: ne fissa il livello accettabile in termini temporali e finanziari e lo rispetta;
  2. ii) non è un visionario: serve di più la capacità di “affinare” l’idea iniziale in funzione delle esigenze dei soggetti coinvolti che non l’idea “distruttiva” in sé;

iii) non è un veggente: l’interazione con i soggetti interessati trova più strade delle previsioni teoriche;

  1. iv) non è un “supereroe”: le competenze gestionali si possono acquisire così come le competenze relazionali ed emotive in grado di coinvolgere i soggetti interessati;
  2. v) non è un “one man show”: sa che l’affiatamento e le competenze del management sono più determinanti della propria persona.

IMPRENDITORE SI DIVENTA!

 L’imprenditorialità è per tutti, non esiste il “dna dell’imprenditore”.

Certo serve Consapevolezza, sia individuale che relazionale, ma questa, come le competenze tecniche necessarie, si possono acquisire sia direttamente che  indirettamente.

PROCESSO EMERGENTE

Nella teoria effettuale si parla di processo “emergente” nel quale si integrano sempre cinque principi fondamentali:

  1. i) sono le risorse attuali a determinare gli obiettivi futuri, lo scopo è acquisire sempre più risorse ma posso partire già oggi;
  2. ii) non ci si deve preoccupare dell’incertezza futura (i rendimenti) in quanto si gestisce la certezza attuale (i costi);

iii) non si deve avere paura di divulgare l’ idea d’impresa perché ciò consente di coinvolgere altri soggetti interessati ed acquisire sinergicamente nuove risorse;

  1. iv) non ci si deve mai piangere addosso perché l’inaspettato è fonte di opportunità ma occorre essere predisposti a percepirla;
  2. v) il progetto imprenditoriale è un processo di co-creazione con gli altri soggetti interessati che consente di modellare “IL” mercato di riferimento.

TEORIA E PRATICA: EQUILIBRIO DINAMICO!

 Servirebbe quindi un mix ottimale fra la Pianificazione Strategica e l’Implementazione Effettuale in modo da dare nel tempo più peso all’una od all’altra in funzione del contesto di riferimento e delle specificità del progetto. Mai tralasciare l’una in funzione dell’altra!

QUINDI: PIANIFICAZIONE SI, MA EFFETTUALE!

 La Pianificazione Effettuale analizza fin da subito anche in sede pianificatoria le modalità interattive della sua implementazione: unicità della persona; processo emergente; coinvolgimento sinergico dei soggetti interessati; flessibilità operativa; valore aggiunto sistemico.

L’IMPRESA COME VALORE SOCIALE

 Serve quindi Consapevolezza (individuale e relazionale) per coinvolgere, nella forma adeguata, tutti i soggetti potenzialmente interessabili: soci, dipendenti, finanziatori, fornitori, clienti e contesto sociale nel suo complesso.

Questa interazione rimodella non solo l’idea imprenditoriale ma anche il sistema di riferimento nel suo complesso.

L’aspetto interattivo e sociale del “fare impresa” diventa così maggiormente evidente!

PERSONA => IMPRESA => SISTEMA!

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