Famiglia: relazioni & tecnologia

La famiglia è il nucleo fondamentale della società civile. Questa è la definizione più conosciuta in senso antropologico.

Famiglia: palestra relazionale

Ciò in quanto, dal punto di vista sostanziale, la famiglia è la “palestra” relazionale più completa in assoluto: è il nucleo che raccoglie ogni tipo di relazione sociale.

Accoglie infatti, al suo interno, la relazione con sé stessi, la relazione fra i genitori, la relazione fra un genitore e tutti i figli, fra i genitori ed un solo figlio, fra un solo genitore ed un solo figlio, fra i genitori e tutti i figli, fra tutti i figli, fra solo due figli.

Al suo esterno, le relazioni della famiglia con gli altri parenti (nonni, zii, altri parenti), della famiglia con le istituzioni civili (scuola, comune, parrocchia, …), della famiglia con gli enti formativi/sportivi/ludici (scuole, palestre, …), della famiglia con l’impresa di famiglia o con l’impresa datrice di lavoro, della famiglia con la cerchia di amicizie (dei genitori, dei figli, …).

Come ben possiamo immaginare tutte queste relazioni “a portata di mano” ci forniscono quotidianamente l’occasione per migliorarci nell’interazione con le altre persone e con noi stessi. Inoltre, facendo attenzione, si scopre quanto l’equilibrio di ognuna di queste relazioni viene anche influenzata dal luogo ove esse si svolgono. Ad esempio, la relazione di un papà con la propria figlia può avere un certo equilibrio all’interno della casa di famiglia, un altro equilibrio in presenza delle amiche della figlia o delle loro famiglie, un altro ancora durante le pizzate di classe e così via.

Famiglia: equilibrio e contesto

Ciò in quanto le relazioni continue fra due persone trovano, nel bene o nel male, un loro equilibrio che risente delle influenze esterne: l’ambiente, l’esterno, il luogo, il contesto.

A questo proposito, quindi, oggi è doveroso considerare che “l’ambiente digitale” è un vero e proprio ulteriore contesto di riferimento di queste relazioni. Sui quotidiani leggiamo sempre più spesso di bambini, ragazzi, adolescenti che si suicidano oppure che finiscono in compagnie “distorte” in quanto adescati da adulti (leggasi pedopornografia) o che compiono atti “assurdi” in quanto influenzati dal cosiddetto cyberbullismo o dai “giochi virali” presenti sui social. Infine, ma non ultimo, anche questo nuovo ambiente influenza il pensiero di chi ne fruisce: che sia adolescente o adulto.

Famiglia e ambiente digitale

Il cosiddetto “on line” è quindi un vero e proprio ulteriore contesto di riferimento: un altro luogo di relazione.

Purtroppo, il nostro cervello (sia dei giovani che degli adulti formati) non percepisce immediatamente la differenza fra l’ambiente reale e quello digitale. Purtroppo, però questo nuovo ambiente relazionale è totalmente difforme da tutti gli altri luoghi di cui abbiamo sempre avuto esperienza. Conseguentemente la stessa relazione a due viene a modificarsi in modo non evidente, senza percezione, senza averne la giusta consapevolezza.

Ma pur essendo tecnologico, l’ambiente digitale resta pur sempre è un contesto relazionale reale quanto la scuola ed il lavoro.

Oggi tutto “vive” su facebook, su linkedin, su instagram, su tiktok, su twitter…. Addirittura, sembra quasi che se non sei presente sui social non esisti.

Ambiente digitale: sempre possibile

Tra l’altro, una delle sue peculiarità è che non si interrompe mai, non si chiude, non si spegne. Infatti, anche quando spegniamo lo smartphone, il tablet o il pc, queste relazioni “social” rimangono in uno stato di sospensione.

Consideriamo, ad esempio, quanto accade con le e-mail.

Oggi la grande maggioranza delle persone ritiene normalissimo inviare una mail ad un’altra persona anche durante orari fuori contesto (notte o mattina presto) in quanto “tanto lui/lei la leggerà quando avrà tempo ma intanto gliel’ho già inviata”.

Non entro nel merito del giusto e sbagliato, ma questo aspetto è stato considerato dai provider con la creazione dell’invio predeterminato ad un orario ben preciso, ciò dimostra quanto questa recente abitudine abbia iniziato ad infastidire tutto il sistema di riferimento.

Sui social, ad esempio, non c’è più la possibilità (se non bannando, ma in questo modo venendo “scoperti” di questo sgarbo!) di rientrare senza essere visti.

Da bullismo a CyberBullismo

Parlavamo prima di cyberbullismo.

Anche ai miei tempi esisteva il bullismo, tuttavia il sottoscritto (ribattezzato “Riccardo cuor di leone”) poteva attuare diverse strategie per vivere il proprio ambiente relazionale minimizzando le interferenze del bullo di turno. Oggi sui social questo è enormemente più difficile soprattutto per un adolescente.

Questa sospensione della relazione determina quindi un’influenza senza fine, possono portare a disturbi patologici ed addirittura ad arrivare a distruggere una personalità, soprattutto se ancora in corso di formazione.

Ambiente digitale: cassa di risonanza

Inoltre, l’ambiente relazionale di rete ha un’altra peculiarità ancora: amplifica il messaggio. Oggi non c’è più la radio, la televisione o i giornali a bombardarci di informazioni. Oggi ci sono tutte le piattaforme social, tutti i portali on line. Oggi sui social ognuno di noi è diventato (o può diventare, nel bene e nel male) un’agenzia di informazioni. Da qui la viralità di fakenews da parte di persone comuni che non fanno parte degli addetti ai lavori del mondo dell’informazione.

Così come i mass media, anche gli ambienti tecnologici rischiano di essere vissuti passivamente ampliando ancora di più l’influenza che le informazioni, i messaggi, gli esempi, gli avvenimenti possono avere sulla nostra capacità discernitiva e, piano piano, modificano anche le nostre credenze.

Relazioni familiari e ambiente digitale: un nuovo equilibrio

Conseguentemente le dinamiche relazionali nell’ambiente digitale sono differenti ed impattano in modo differente anche nelle relazioni fisiologiche familiari ed imprenditoriali.

Perché parlo anche delle relazioni imprenditoriali? Perché l’impresa, essendo un’entità collettiva, risente ugualmente di queste influenze sia dal punto di vista umano delle singole persone che vi lavorano, sia dal punto di vista di comunicazione professionale/imprenditoriale verso l’interno e l’esterno al contempo.

Ad esempio, chi di noi non ha sul proprio profilo social una foto in cui viene ritratto mentre sta brindando (ad una festa, un party, in discoteca, …) con il bicchiere in mano e, magari, gli occhi fuori dalle orbite ed un sorriso troppo ampio?

Ovviamente il momento fotografato è perfettamente in sintonia con il momento, il luogo e la compagnia con cui si sta festeggiando. Purtroppo, però tale fotografia rimane visibile sui nostri profili social in modo totalmente “decontestualizzata” sia rispetto al momento che rispetto al luogo che alla compagnia ed anche rispetto al motivo del festeggiamento.

Un po’ come la persona che non sente la musica e ritiene dei pazzi chi vede ballare.

Relazione digitale e distacco spazio-temporale

C’è dunque un evidente distacco spazio-temporale garantito per tutto ciò che postiamo in rete e che verrà visto in un momento successivo, eppure non lo percepiamo o, quantomeno, non ne abbiamo consapevolezza.

Inconsciamente, questo distacco spazio-temporale sta diventando di comune percezione dalle persone che stanno cercando lavoro. Ciò in quanto ormai è risaputo che le agenzie di recruiting e gli stessi datori di lavoro, visionano attentamente i profili dei possibili candidati.

Nello stesso modo però anche i genitori, gli imprenditori, le famiglie imprenditoriali, i dipendenti, comunicano sui social senza avere consapevolezza dell’influenza che ciò può generare in chi legge oggi e in chi leggerà un domani.

Queste tracce possono essere positive o negative. Comunque, rischiano di essere tracce indelebili. Anche nella relazione con i propri figli/dipendenti.

Comunicazione digitale: rischio decontestualizzazione

E’ una comunicazione che rischia subito la “decontestualizzazione” e, conseguentemente, può esser fraintesa compromettendo la nostra credibilità futura anche nelle relazioni “in presenza”.

Toccando poi l’influenza che le relazioni digitali hanno nel mondo reale, mi limito ad evidenziare un ulteriore pericolo: vediamo se avete mai vissuto una situazione come questa.

Rischio “insieme-isolato”

Famiglia riunita in soggiorno dopo cena che, anziché continuare le chiacchiere iniziate a tavola, si “isola” stando seduta “insieme” sullo stesso divano.

Questa situazione ha un impatto notevolmente differente anche dall’azzittirsi per seguire tutti insieme la trasmissione televisiva prescelta.

Infatti, guardare il film insieme, è comunque una condivisione di famiglia che crea terreno fertile per le relazioni.

Al contrario, l’isolamento dietro il proprio smartphone “ruba” tempo di condivisione!

È una sorta di alienazione dall’ambiente familiare e va ben oltre del leit-motif cui eravamo abituati: questa casa non è un albergo!

Così come i bambini e gli adolescenti adorano fare ciò che vogliono, ma poi ne pagano le conseguenze, la stessa cosa avviene in questa situazione nelle relazioni familiari. A tutti viene più facile “farsi i fatti propri” senza intromissioni altrui per seguire le proprie passioni, i propri contatti, le proprie relazioni. Purtroppo, però così facendo si spezza il rapporto umano-familiare, si perde quel senso di appartenenza, quel canale comunicativo fondamentale per la costruzione del legame familiare: la presenza piena. Magari anche senza fare nulla, ma “esserci”, essere lì presente nel momento e “coinvolgibile” è comunque una forma di condivisione e comunicazione.

Tecnologia e gap intergenerazionale

Questo aspetto acuisce ancora di più il cosiddetto gap intergenerazionale: le nuove tecnologie hanno un impatto innovativo nelle relazioni umane di difficile comprensione per chi non è un nativo digitale.

Conseguentemente anche l’adulto, il genitore, l’imprenditore deve considerare che la tecnologia influenza, volenti o nolenti, le relazioni con l’altro.

Ovviamente, non lo sostiene solo dRzOOm, ma moltissime pubblicazioni stanno evidenziando questo pericolo.

CISF: “le relazioni familiari nell’era delle reti digitali”

Il CISF (Centro Internazionale Studi della Famiglia), ad esempio, nel suo report del 2017 “Le relazioni familiari nell’era delle reti digitali”, dopo un’introduzione alle motivazioni ottimistiche e pessimistiche della “information and communication technologies” per fornire un quadro completo di analisi, mette proprio l’accento sulle analogie e differenze fra l’ambiente reale e quello digitale. Solo con questa visione complessiva si può comprendere il concetto di “famiglia ibridata” cioè di quella famiglia le cui relazioni avvengono per il tramite della tecnologia digitale. Come si è arrivati a questo tipo di famiglia? Quali dinamiche si sono radicate nelle relazioni familiari? Quale è stata la dinamica del cambiamento?

Si è iniziato con la radio e la televisione, poi con i computer, poi con i portatili, poi con i tablet ed oggi con gli smartphone. Ognuno di questi apparecchi tecnologici cambiano i perimetri della relazione: sia fisici che temporali. Immaginiamo la comunicazione attraverso whatsapp o gli sms: il tempo dell’interazione non è diretto come in una comunicazione in presenza. Inoltre, i contenuti stessi vengono influenzati da questa mediazione tecnologica: vi ricordate che con gli sms si è iniziato a scrivere “x’ dici così: ki te l’ha detto?” Ma anche con riferimenti ai contenuti veri e propri: gli ideali di riferimento, i simboli da seguire, le tendenze nella moda, nei comportamenti, i messaggi che si ricevono da questi strumenti stanno subendo la velocità interattiva dell’evoluzione della tecnologia. Si parla sempre più di domotica, di realtà aumentata, di realtà virtuale.

E la famiglia oggi è al centro di tutto questo cambiamento e, ahimè, sta vivendo questo periodo con estrema superficialità.

Ecco, dunque, che questa analisi prosegue fornendo alcuni spunti per non farsi travolgere da queste dinamiche e consentendo di cogliere invece le opportunità fornite dalle ICT nell’ambiente familiare. In sostanza, acquisendo consapevolezza, si riesce ad introdurre un’adozione moderata della tecnologia al fine di monitorarla e renderla utile ed arricchente per la famiglia.

Ma il CISF va ben oltre. Infatti rappresenta i risultati di un’indagine effettuata sulle famiglie che hanno contribuito a sbrogliare il dinamico intreccio tra le relazioni familiari e le reti digitali analizzando anche le nuove sfide cui la famiglia deve far fronte comune: i) la connessione individuale/familiare ai social media, ii) i contatti personali/impersonali che avvengono in rete; iii) l’influenza dei gruppi online a cui partecipano i vari familiari; iv) la differente “socievolezza” che si vive in rete; v) l’informazione e la partecipazione che si genera attraverso la rete ed i social.

In questo contesto vengono così identificati quattro tipi fondamentali di famiglie: i) le famiglie marginali/escluse, che rappresentano solo il 28,6% del campione; ii) le famiglie mature che sono moderatamente in rete (13,4%); iii) le famiglie “giovani” che sono enormemente più presenti in rete (23,8%); iv) i single e le coppie di giovani (34,2%).

Questo nuovo contesto pone indubbiamente la famiglia di fronte alla necessità di rivedere le proprie modalità educative. Occorre quindi concordare vere e proprie “regole di ingaggio” familiari con le ICT. Ciò non solo allo scopo di coglierne le opportunità ma anche e soprattutto per prevenire le criticità, i pericoli e gli abusi di internet che impattano direttamente nelle relazioni familiari prima e sociali poi.

Sta ad ognuno di noi porsi le giuste domande, acquisire le nuove competenze necessarie, raggiungere la giusta consapevolezza, definire le proprie adeguate risposte ed infine condividerle come corretta governance della famiglia nel suo complesso.

B.J. FOGG: “tecnologia della persuasione”

Molto prima del CISF, già nel 2003, B.J. FOGG, docente della Stanford University, pubblicò il libro “Tecnologia della persuasione” introducendo il concetto di “captologia”. Qui esuliamo dalle relazioni familiari ma rimaniamo nell’analisi dell’impatto delle ICT nelle relazioni sociali. Secondo l’autore, ogni tecnologia cognitiva che media il rapporto tra un individuo e l’ambiente esterno condiziona e plasma la vita di tutti noi.

Fogg ha studiato, anche a livello esperienziale, come l’utilizzo dei mezzi tecnologici computer e mobile attraverso internet possano essere usati per influenzare.

Nel testo vengono identificati sette tipi di strumenti della tecnologia persuasiva: i) la tecnologia di riduzione con cui si persuade semplificando; ii) la tecnologia del “tunnel” con cui le persuade in modo guidato; iii) la tecnologia su misura, con cui si persuade mediante la personalizzazione; iv) la tecnologia del suggerimento, con cui si persuade intervenendo al momento giusto; v) la tecnologia dell’automonitoraggio, con cui si eliminano i fastidi del tracciamento; vi) la tecnologia della sorveglianza, con cui si persuade attraverso l’osservazione (dichiarata); vii) la tecnologia del condizionamento, mediante il rinforzo periodico di obiettivi comportamentali.

L’efficacia della captologia dipende fortemente dalla “credibilità” che, quindi, dev’essere acquisita in modo profondo.

Oltre ai computer, la captologia può essere implementata anche sulle tecnologie di mobilità: tablet e smartphone. Ciò consente, ovviamente, di rafforzare la persuasione tecnologica proprio grazie alla costante “connessione” in rete dell’utente.

Questa influenza può, ovviamente, essere indirizzata per la bieca manipolazione o per la persuasione: dipende proprio dalle intenzioni del comunicatore ma soprattutto dalla consapevolezza dell’utente. La vendita o la manipolazione di massa hanno quindi una nuova arma in più. Ciò porta alla tematica dell’etica nell’utilizzo della tecnologia, della credibilità dei mezzi tecnologici e della scelta che deve essere fatta sia da chi comunica che da chi interagisce on line con esso.

Se il CISF si era dedicato prettamente alle interconnessioni fra dinamiche familiari e tecnologia, FOGG si era già dedicato a studiare quanto la tecnologia può persuadere il comportamento del singolo individuo adulto.

A. PELLAI: “tutto troppo presto”

Il terzo autore che desidero citare è ALBERTO PELLAI, psicoterapeuta dell’età adolescenziale.

Nel suo libro “Tutto troppo presto” approfondisce il tema di quanto le relazioni on line possono avere sulla “sessualità” e sul benessere degli adolescenti (adescamento online, sexting, uso di pornografia, sessualizzazione precoce e dipendenza dai videogiochi). Il suo scopo è quello di sensibilizzare i genitori a comprendere, al fine di prevedere, gli impatti che possono presentarsi all’improvviso nella vita dei propri figli soprattutto in mancanza di supervisione e consapevolezza. Il libro racconta alcune storie di preadolescenti e giovani adolescenti che vivono esperienze sul web che non sono adatte alla loro età.

Pellai è estremamente bravo a generare consapevolezza sul fatto che internet offre infinite opportunità utilissime ma che necessita di estrema competenza. Lo strumento tecnologico ha alcune peculiarità: i) capacità di generare relazioni e contatti nascondendo l’identità delle persone con cui si interagisce; ii) facilissima accessibilità; iii) luoghi “oscuri” troppo facilmente raggiungibili anche involontariamente; iv) ambienti digitali “non protetti” per fasce d’età. Il libro consente di cogliere, anche ai non addetti ai lavori, quanto ad ogni età siano necessari adeguati stimoli ed esperienze per l’acquisizione di quelle competenze psicologiche ed emotive necessarie alla persona in quello specifico momento. Alcune competenze hanno tempistiche fisiologiche prestabilite che non devono essere anticipate rispetto alle normali fasi evolutive dell’adolescente.

Il pericolo di un’eccessiva stimolazione, di un eccesso di stimolazione, di una mancanza di regole in quell’età rischia di essere altrimenti sottovalutato. Prendendo ad esempio la tematica della facilità del ritrovamento di pornografia su internet, possiamo notare quanto questo ambiente digitale abbia radicalmente modificato ed anticipato stimoli che, almeno per la mia epoca, erano di difficile reperimento. Ciò ha generato una differente percezione della sessualità, consentendo addirittura alla generazione di una “mercificazione del sesso” fin dalla tenera età.

L’esperienza del web è un’esperienza “totalizzante”. Su questo aspetto l’autore è particolarmente efficace facendo notare quanto per molti giovanissimi le relazioni digitali siano sempre più immersive ed intense, riducendo progressivamente il desiderio di lasciarsi coinvolgere nella vita reale e in tutto ciò che offre a un preadolescente in termini di esplorazione e relazione interpersonale. Il pericolo di “hikikomori” è un esempio drammatico di questa situazione: la progressiva perdita di interesse per la vita reale e il desiderio di rifugiarsi a tempo pieno nel “virtuale” che di virtù non ha proprio nulla in questo caso. Chi soffre di questo “disturbo” rischia di decidere volontariamente di vivere la propria vita recluso in una stanza ed interagendo con altri essere umani esclusivamente per il tramite della tecnologia.

G. NARDONE: “pragmatica della comunicazione digitale”

Infine, ma non ultimo, un altro grandissimo psicoterapeuta ha appena pubblicato un libro per contestualizzare la “pragmatica della comunicazione” nell’ambiente digitale.

La modalità della comunicazione on line è così sentita che infatti anche il prof. Giorgio Nardone, psicoterapeuta e fondatore del Centro Studi di Psicoterapia Breve Strategica di Arezzo, ha appena pubblicato il libro “Pragmatica della comunicazione digitale.

Nardone evidenza l’esistenza della nuova, vera e propria “realtà digitale”. Ne analizza le modalità della comunicazione video (da remoto od in sincrono). Approfondisce quanto la forma ed il contenuto nella comunicazione digitale siano ancora più interconnessi.

Conseguentemente evidenzia quanto l’aver consapevolezza di ciò, di questi nuovi aspetti, delle peculiarità sia della comunicazione che del mezzo tecnologico, debbano incidere creano un nuovo modello comunicativo pensato ad hoc per l’on-line, per riuscire ad utilizzare con etica la persuasione digitale.

#dRzOOm: per zOOmmare insieme

Queste tematiche, pur apparentemente lontane, toccano invece da vicino ognuno di noi.

Noi stessi viviamo immersi in questi ambienti.

La nostra famiglia e la nostra impresa devono fare i conti con questo nuovo contesto relazionale.

Per questo il #dRzOOm ha dedicato questo primo approfondimento.

Il suo scopo è appunto quello di portare tematiche apparentemente lontane vicino al cuore delle persone al fine di generare quella consapevolezza che consente di affrontare le nuove sfide in modo proattivo senza subirle come uno struzzo.

Lasciati coinvolgere dal #dRzOOm, seguici su tutti i canali digitali!

Over Information vs Shiny things

Ovvero:

eccesso di informazione contro interessi luccicanti!

Di per sé un alto livello informativo è sicuramente positivo.

Se non che, oggi riscontro due problemi:

–         la difficoltà di validazione delle fonti e, dunque, di discernimento da parte dell’utente;

–         l’eccessivo livello di informazione.

Avendo già affrontato il primo argomento, oggetto anche di ampia trattazione nel caso di fake news, mi limito oggi ad evidenziare la problematica della seconda criticità.

nuovo livello informativo!

Con internet, soprattutto sapendo le lingue straniere, la possibilità di reperire informazioni gratuite, di elevato contenuto, di fonte attendibile è infinito!

E questo è sicuramente un bene.

il rovescio della medaglia

Pur tuttavia vi è il risvolto della medaglia, quello che gli americani chiamano shiny things ovvero quelle cose che “luccicando” ci distraggono.

Aumentando la possibilità di reperire informazioni di alto livello da ogni parte del mondo in tempo reale, siamo (volenti o meno) bombardati da tematiche di nostro interesse, argomenti che ci affascinano, informazioni utili alla nostra vita (personale e/o professionale). Ma proprio perché siamo bombardati dentro il nostro cosiddetto “cerchio degli interessi”, finiamo per ridurre il nostro “cerchio di influenza”.

cerchio degli interessi e cerchio di influenza

Stephen R. Covey ci aveva già messo all’erta su questa problematica!

Il cerchio dei nostri interessi è composto da tutto ciò che ci appassiona, che ci incuriosisce, che ci sta a cuore. Il cerchio della nostra influenza invece è tutto ciò in cui noi possiamo intervenire (direttamente od indirettamente) al fine di modificare la nostra esistenza.

Giusto per capirci: la politica interessa a tutti, ma se sei un cittadino comune questo tuo interesse rientra nel tuo potere di influenza solo attraverso l’esercizio del tuo diritto di voto a meno che questo tuo interesse non ti porti a fare politica attivamente.

Covey sostiene che le persone efficaci sono quelle che incrementano costantemente il loro cerchio di influenza concentrandosi su quegli interessi prioritari che possono essere controllati, di persona od attraverso le relazioni umane.

Ma se, grazie alla sovra informazione, continuiamo ad ampliare il nostro cerchio di interessi con tematiche prima di oggi magari addirittura sconosciute, ecco che non stiamo facendo altro che incrementare i cosiddetti interessi luccicanti che ci distraggono dalle nostre priorità.

Consapevolezza, priorità ed influenza

Conseguentemente il nuovo livello informativo deve essere approcciato con Consapevolezza!

Prima di tutto devo identificare correttamente il mio cerchio di interessi.

Dopodiché devo mettere in scala di priorità questi interessi in funzione della mia possibilità di agire su di essi: direttamente od indirettamente.

Infine devo concentrare i miei sforzi di reperire quelle informazioni necessarie ad implementare nella mia vita quei cambiamenti in grado di migliorarla.

E non è affatto scontato questo processo.

difficoltà di processo

Se sono troppo focalizzato su solo alcune tematiche, rischio di verticalizzare troppo i miei interessi e limitare la mia visione trasversale.

D’altro canto, se non mi concentro sulle mie priorità rischio di inseguire una serie infinita di interessi che però non applico mai nella mia vita quotidiana e, conseguentemente, perdo tempo inutilmente.

Come poter trovare il bandolo della matassa?

approccio a “collo di bottiglia”

Personalmente ho studiato un approccio a “collo di bottiglia”.

1 curiosità flessibile e trasversale

Rimango flessibile “curiosando qua e là”, leggendo e soprattutto archiviando solo quelle informazioni che attualmente so che saranno utili in futuro ma che per il momento non sono ancora prioritarie.

2 approfondimenti focalizzati e priorizzati

Approfondisco, una alla volta, solo le informazioni sulle tematiche legate al mio attuale cerchio di influenza.

3 implemenetazione pratica

per implementarle nella mia vita quotidiana e renderle a mia immagine e somiglianza, traendone così tutto il loro valore aggiunto.

4 reintegrazione e sinergie

Infine, reintegro tutte queste informazioni trasformate dalla mia quotidianità all’interno del bagaglio informativo acquisito precedentemente per ottimizzare e sinergizzare l’insieme di conoscenze ora in mio possesso.

focalizzazione + trasversalità

Ciò consente di mantenere la giusta flessibilità e visione trasversale, abbinando la corretta focalizzazione su ciò che è importante in funzione dei miei principi guida.

i corsi di formazione

Un esempio lampante è quello dei corsi di formazione.

Oggi possiamo trovare un’offerta formativa enorme ed ampissima a prezzi irrisori. Ma se continuiamo a frequentare questi corsi senza poi applicare operativamente nella nostra vita (personale e professionale) quanto appreso, dandoci il tempo di metabolizzare le nuove informazioni, testando le nuove conoscenze sul campo, ecco che questa opportunità viene sprecata.

In questo caso inoltre il rischio è che questi corsi creino dipendenza: faccio il corso e l’entusiasmo sale alle stelle. Non applicando quanto appreso nel singolo corso, non “faccio mie” le nuove informazioni e non le applico nella mia vita trasformandole in valore aggiunto operativo. Conseguentemente rischio di perdere tutto l’entusiasmo prima acquisito e, per ritrovarlo, inconsciamente mi iscrivo ad un nuovo corso.

il Tempo e l’allocazione conflittuale

Purtroppo, come sostengo da sempre, il Tempo è l’unica risorsa veramente fondamentale ed ha una “allocazione conflittuale” in quanto definito intrinsecamente.

Come allocare il tempo dunque fa la differenza fra la piena realizzazione personale ed il semplice “vivacchiare”.

equilibrio consapevolmente dinamico

Morale della favola: anche in questo caso occorre un “equilibrio consapevolmente dinamico”!

dove mi puoi ritrovare

Per rimanere aggiornato (consapevolmente!) su queste ed altre tematiche di tuo interesse, ho creato:

  • il gruppo su facebook che consente anche l’interazione in tempo reale durante le VideoDirette: https://www.facebook.com/groups/CPeF.ConsapevolezzaPatrimonioFamigliahttps://www.facebook.com/groups/CPeF.ConsapevolezzaPatrimonioFamiglia
  • il blog per archiviare cronologicamente tutti gli “scritti” ed i video: www.VincenzoRenne.com
  • il canale youtube per consentire di poter rivedere i video in differita anche senza accesso ai social network: https://www.youtube.com/c/VincenzoRenne

Creazione di Valore e Fiscalità: sono in contrapposizione?

Preparando le slides per le prossime docenze per il CUOA al Master in Finanza d’Azienda sulla tematica della Fiscalità d’Azienda, ho riproposto l’atroce domanda:

“creazione di valore e fiscalità sono forse in contrapposizione?”

Ovviamente una risposta affermativa sarebbe fondamenta di comportamenti non compliant, ma a mio modo di vedere si cadrebbe in errore in quanto:

  • sono in contrapposizione solo ed esclusivamente se si guarda al “quantum di breve termine” – approccio “struzzo”;
  • non sono assolutamente in contrapposizione se si guarda al “quantum trasversale di lungo termine” – approccio “giraffa”.

breve vs lungo termine!

Infatti si deve ben tenere presente anche l’impatto successorio, la sicurezza del proprio patrimonio, il costo del denaro in funzione del rating bancario, la godibilità della propria ricchezza in modo trasparente e sereno!

approccio consapevole

Se poi aggiungiamo che il bilancio non è lo strumento per pagare le imposte bensì è il primo strumento gestionale per ragionare in termini di pianificazione e controllo, strategia e Consapevolezza, ecco che non si può prescindere dalla creazione di valore.

sicurezza e serenità!

La leva fiscale non è altro che un “di cui”. Oggi è bene sradicare lo stereotipo di ragionamento tale per cui il miglior commercialista è quello che non ti fa pagare le imposte perché in realtà così facendo l’imprenditore si assume (inconsapevolmente) il rischio futuro di effetti peggiori in funzione della cosiddetta variabile fiscale passiva: informatizzazione degli accertamenti, indagini finanziarie, segnalazioni per l’utilizzo del contante, “traccie social” lasciate su internet, tenore di vita e tanto altro.

la coperta è corta!

Insomma, la “coperta è corta”: se si vuole tendere all’azzeramento dell’incidenza fiscale ci si assume un rischio che oggi è enormemente superiore rispetto al passato; se si vuole godere, e poter trasferire, serenamente la propria ricchezza ecco che la compliance tributaria rappresenta l’unica via.

I!FB: Italian! Family Business

L’impresa familiare italiana poi ha logiche trasversali che identificano nella compliance fiscale l’unica via: tutela del proprio patrimonio, resilienza imprenditoriale-familiare, ottica di lungo periodo, passaggio generazionale della proprietà dell’impresa, trasferimento successorio del patrimonio complessivo, onorabilità e rispetto, integrità del nome di famiglia.

Questi obiettivi e principi non possono essere sottovalutati in funzione del breve termine: meglio usare #Consapevolezza !

CPeF: IL PERCORSO E LA STRUMENTISTICA DELLA CONSAPEVOLEZZA INDIVIDUALE

Se l’anno scorso avevo parlato di come affrontare efficacemente i cosiddetti “buoni propositi per l’anno nuovo”, questa volta voglio evidenziare l’insieme complessivo del percorso che porta alla prima delle 5 consapevolezza: la Consapevolezza Individuale!

Esso si compone di nove passi più un punto “zero” di partenza.

Per ognuno dei passaggi chiave esiste uno strumento da me creato al fine di minimizzare lo sforzo necessario pur massimizzando il risultato ottenibile.

Durante questi ultimi quindici anni di formazione personale e di costruzione della CPeF, nell’ambito della consapevolezza individuale mi sono focalizzato infatti proprio sull’ideazione di strumenti di facile applicazione, comprensione ed utilizzo.

Oggi il mio intento è dunque duplice: contemporaneamente all’identificazione del percorso complessivo che porta alla consapevolezza individuale proverò a sintetizzare in modo estremo lo scopo del singolo strumento.

0: il Punto di Partenza; Strumento: “questionari”

Il punto zero è ovviamente rappresentato dall’analisi del punto di partenza. Può essere effettuato mediante la compilazione di qualche semplice questionario per comprendere quali sono le aree di miglioramento cui ci si vuole dedicare. Se questi questionari sono correttamente costruiti, ecco che le risposte evidenziano facilmente cosa si desidera, dove si vuole lavorare su se stessi e, soprattutto, perché!

1: Comprensione di sé; Strumento: “IO!”

Il primo step è quello relativo alla comprensione di sè. Partendo dalla ricostruzione della propria storicità si cerca di far emergere i propri tratti caratteristici al fine di “RiScoprire” a pieno il proprio sè!

Una semplice intervista, adeguatamente condotta, è in grado di far emergere coscienza piena di ciò che si è raggiunto fin’ora e consente anche un “esame di coscienza” in grado di far accettare i propri errori passati. Solo abbracciandoci pienamente si può immaginare di riuscire a migliorarci efficacemente.

A questo scopo un semplice grafico delle nostre predisposizioni, qualità, principi e delle nostre lacune, limitazioni, difetti aiuta a focalizzare graficamente il nostro “IO!”.

2: Auto Motivazione; Strumento: “Lista Emozionale!”

Il secondo passaggio è quello dell’auto motivazione. Una volta capito che si può sempre migliorare la propria situazione, dove si vuole migliorare e quale sia la propria singolarità distintiva, ecco che occorre comprendere come potersi motivare durante tutto il percorso.

Sapere e comprendere che si può cambiare in funzione dei nostri desideri, indipendentemente da quale che sia l’attuale contesto di riferimento, nonché avere sempre a portata di mano una “ListaEmozionale!” consente di mantenere il livello energetico alto in modo da mantenere alta la nostra concentrazione volta al miglioramento della nostra vita.

Ciò consente quindi di poterci motivare anche “a comando” proprio nel momento che ci serve e con le modalità maggiormente efficienti possibili.

3: Propria Direzione; Strumento: “Dichiarazione d’Intenti!”

Il terzo gradino concerne l’identificazione della propria direzione da seguire.

Ciò può essere fatto in tre differenti passaggi: i) identificare i propri Principi Guida; ii) razionalizzare i propri Ruoli ResponsAbili; iii) redigere quindi la propria “Dichiarazione d’Intenti!”

La Dichiarazione d’Intenti rappresenta la piena comprensione di come si vuole ottenere i propri obiettivi in ogni campo della propria vita e di quali messaggi si vuole lasciare a chi viene a contatto con noi al fine di generare valore aggiunto e lasciare traccia di noi negli altri.

4: Propria Strategia; Strumento: “Percorso!”

Il quarto passo è determinato dalla propria strategia.

Esso si compone nell’identificare i propri integri scenari futuri al fine di immaginare una vita piena e perfettamente realizzativa!

Ovviamente in questo momento si devono approfondire tutte le tematiche proprie del cambiamento in età adulta.

Una volta compreso come poter cambiare, nel modo più semplice possibile, si possono evidenziare tali modalità desiderate in un unico strumento denominato “Percorso!” consente di avere sempre evidente il nostro tragitto.

5: Pianificazione di sé; Strumento: “Piano!”

Il quinto step è rappresentato dalla pianificazione di sè per immaginare il proprio io-desiderato e quindi il proprio piano del cambiamento!

Anche in questo caso una strumentistica adeguata consente di ottimizzare il tempo necessario ed al contempo concentrarsi esclusivamente sul come raggiungere il proprio obiettivo.

Redigere un proprio “Piano!” del cambiamento che evidenzi sulla linea temporale gli obiettivi che si vogliono conseguire, consente di massimizzare l’efficienza dello sforzo impiegato, ottimizzare la tempistica necessaria, nonché evitare inutili dispersioni!

6: Auto Implementazione; Strumento: “TrAzione!”

Il sesto passaggio è ciò che trasporta la teoria nella realtà quotidiana: l’auto implementazione!

In questo momento si dovrà dedicare la propria attenzione a come poter passare dalla teoria strategico-pianificatoria alla pratica della cosiddetta to-do-list giornaliera.

Anche in questo caso una strumentistica di supporto, denominata “TrAzione!” minimizza lo sforzo psicologico ed al contempo incrementa il risultato tangibile nella direzione desiderata!

Infatti essa consente di essere sempre consapevoli del cosa voler fare domani al fine della propria realizzazione e del raggiungimento degli obiettivi di lungo termine.

7: Discepolo di Sé stesso; Strumento: “Martello!”

Il settimo gradino del percorso consiste nel comprendere come evitare le distrazioni, come pianificare il breve termine, come rimanere focalizzato quotidianamente sul piano d’azione stabilito, come minimizzare la procrastinazione e la dispersione delle energie. Ciò avviene utilizzando uno strumento denominato “Martello!” che è in grado di massimizzare la nostra quotidiana concentrazione su ciò che conta veramente.

In questo modo si rimane “discepoli di sé stesso” in modo da raggiungere la desiderata piena realizzazione.

Ovviamente, in questa sede, si dovrà anche modificare la percezione del significato di “autodisciplina” per comprendere a pieno che non significa costrizione esterna, bensì semplice realizzazione personale!

8: Auto Sviluppo; Strumento: “Imbuto!”

L’ottavo passo è quindi come poter immaginare il mantenimento di un percorso di miglioramento continuativo.

Anche in questo caso immaginare una strumentistica di supporto, denominata “Imbuto!” consente di modificare leggermente il proprio approccio quotidiano al fine di essere certi di proseguire nel proprio cammino di crescita minimizzandone lo sforzo necessario.

9: Comunicazione di sé; Strumento: “Percezione!”

Infine, il nono step è rappresentato dalla modalità comunicativa, diretta ma soprattutto indiretta, al fine di riuscire nell’intento di far emergere questi nostri cambiamenti e farci finalmente percepire per quello che effettivamente siamo anche da parte di chi ci circonda: i nostri cari in primis (generalmente i nostri più acerrimi “detrattori”!) nonché i nostri clienti e tutti i nostri conoscenti. Generare quindi nel prossimo quella “Percezione!” corretta di ciò che siamo, che facciamo e di ciò che ci rende “unici”.

Ricordo che per chi fosse interessato a questi argomenti, è attivo il blog ed il gruppo.

A questo punto non mi resta che augurarVi un ottimo 2018: le premesse, e gli strumenti ci sono ora non resta che perseguire la propria realizzazione individuale!!!

I!FB: i 5 paradigmi imprenditoriali e la Matrice di Eisenhower

In questo periodo dell’anno tendenzialmente si “curiosa” fra le modalità di rendere efficace (finalmente!) i cosiddetti “buoni propositi per l’anno nuovo”.

Se l’anno scorso avevo scritto un ARTICOLO ad hoc su tale argomento, quest’anno mi voglio concentrare su tale aspetto in ottica imprenditoriale!

Come ricorderete, ho identificato in questo ARTICOLO i 5 paradigmi imprenditoriali del cosiddetto

I!FB: Italian! Family Business.

Seguendo l’analisi delle differenze fra questi paradigmi, introduco qui invece l’analisi di uno strumento che, a mio parere, è fondamentale sia per la piena realizzazione della singola persona che per la piena realizzazione dell’impresa intesa come unità (seppur, ovviamente, collettiva): la matrice di Eisenhower!

aneddoto

Vi racconto un aneddoto che spiega il perché di questo mio “approfondimento”.

Passaggio Generazionale Consapevole: nell’incontro di ottobre, il futuro CEO dell’azienda presenta la necessità di incontri più ravvicinati al fine di mantenere costante l’impegno di tutti di portare a termine quanto identificato durante gli incontri stessi evitando così che i progetti rimangano “parole al vento”. Chiudiamo la riunione con l’impegno di questi a girarmi un paio di disponibilità per mese di novembre. Dopo un mese e quattro miei solleciti, lo risollecito in privato ottenendo la seguente risposta istantanea:

“Hai perfettamente ragione e ti ringrazio per ricordarmi i tempi. Purtroppo stiamo ancora lavorando su due aspetti: 1) xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx; 2) yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy. Siamo ancora in fasi convulse e di poca chiarezza. Continuerò a lavorare per portare a termine i due punti sopra ma fino a quel momento non vedo spazio per un incontro ch epero’ mi auguro di fissare entro la fine dell’anno. Ci sentiamo telefonicamente se vuoi. Buona giornata”

Conseguentemente mi permetto di rispondergli:

“probabilmente è una mia percezione falsata, tuttavia mi sembra che o gli incontri non sono sentiti come una priorità oppure stiate vivendo “schiavi” del quadrante 1 (Urgente + Importante) magari sfociando poi nel quadrante 3 (Urgente + Non Importante).

La matrice è fondamentale per accorgersi di ciò, anche perché per ridurre il quadrante 1 (IU)  la sola possibilità (se non si spreca tempo nel 4, NINU) è quella di rosicchiargli comunque qualche spazio per il 2 (INU).

Viceversa, se gli incontri non fossero sentiti come “prioritari” mi piacerebbe veramente capire in che modo renderli a voi ancora più proficui!

Grazie mille in anticipo per un tuo gentile riscontro in merito,”

Ad oggi, ancora nessuna risposta!

morale

La morale, avendo io enorme stima per la persona, è la seguente:

 

E’ difficile liberarsi dalla schiavitù delle urgenze, la matrice può sembrare mero buon senso ma è ben di più!

Conseguentemente provo, con le considerazioni che seguono, di rendere evidente la dinamica della matrice nei 5 paradigmi imprenditoriali: fare; monitorare; pianificare; strategia e consapevolezza.

 

LA MATRICE DI EISENHOWER

La matrice introduce nell’asse delle ordinate ciò che è “importante” e nell’asse delle ascisse ciò che è “urgente” e graficamente la matrice può essere rappresentata nel modo seguente:

IU: Urgente + Importante = emergenze, crisi, scadenze

INU: NonUrgente + Importante = attività di miglioramento e crescita

NIU: Urgente + NonImportante = interruzioni, dispersioni, urgenze altrui

NINU: NonUrgente + NonImportante = inefficienze, perdite di tempo, svago

In questo modo si formano 4 semplicissimi quadranti che, se analizzati dovutamente, identificano la nostra agenda quotidiana facendoci comprendere moltissimo dell’allocazione conflittuale della nostra risorsa numero uno:

IL TEMPO.

Nel quadrante 1 in alto a destra :  URGENTE ED IMPORTANTE

Questo quadrante rappresenta ciò che dev’essere smaltito assolutamente, ciò che è improrogabile in quanto “urgente per gli altri e per noi”, nonché “importante per entrambi”. E’ il quadrante dello stress e delle frustrazioni.

Nel quadrante 2 in alto a sinistra: NON URGENTE MA IMPORTANTE

In questo quadrante confluisce invece ciò che è importante per noi, per il nostro sviluppo, per la nostra realizzazione piena, ma che (ovviamente) non ha scadenze particolari né per gli altri né per noi (salvo la nostra autodeterminazione!): monitoraggio, pianificazione, strategia, analisi, valutazioni, riorganizzazioni. E’ il quadrante che genera il vero Valore Aggiunto!

Nel quadrante 3 in basso a destra: URGENTE MA NON IMPORTANTE

Ad esempio un’incombenza che dobbiamo affrontare ad esclusivo beneficio altrui entro una certa scadenza (voluta od oggettiva) propria solo della controparte. Oppure quando la scadenza ravvicinata è alimentata esclusivamente dall’emotività della controparte, che ignora la dinamica dell’attività richiesta, ma che non ha nulla di razionale per l’esperto. E’ il quadrante delle attività a scarso valore aggiunto, delle decisioni altrui, della comparsa.

Nel quadrante 4 in basso a sinistra NON URGENTE E NON IMPORTANTE

Ci sono le cosiddette vie di fuga dalle frustrazioni: lo svago, le perdite di tempo, le lamentele, le inefficienze in generale. Ma anche l’irresponsabilità, il vittimismo, l’alienazione.

Introdotta brevissimamente questa matrice, vado ora ad utilizzarla per rappresentare graficamente i 5 paradigmi imprenditoriali identificati nell’altro articolo.

LA MATRICE NEL PARADIGMA N.1 “FARE”

Già avere chiara questa matrice e come oggi allochiamo il nostro tempo, fa comprendere benissimo il paradigma del fare.

E’ quel paradigma dove si vive per le urgenze nostre (dovute alla mancanza di pianificazione, di struttura, di procedura, di tecnologia) e per le urgenze altrui in quanto siamo “trainati” proprio dalle urgenze anziché dalle priorità e quindi, una volta esaurito il quadrante IU ci si getta a capofitto nel quadrante NIU per soddisfare i terzi.

Da tenere presente che il quadrante NINU è fondamentale in quanto l’insieme complessivo delle urgenze genera così tanta frustrazione che il “risentimento” ci porta nel quadrante dello svago per avere un minimo di sollievo.

LA MATRICE NEL PARADIGMA N.2 “MONITORARE”

Nel paradigma del “monitorare” ci si rende conto di questa situazione e si inizia a “correggere il tiro”.

Aumenta il tempo dedicato al monitorare (che si trova nel quadrante INU) a scapito dello svago. Ciò genera si un incremento ulteriore di frustrazione in quanto toglie spazio a quel minimo di sollievo che ci si era ritagliati e, conseguentemente (per rifarsi!), si toglie spazio alle emergenze altrui. Nasce una sorta di “ritrovato” egoismo che nel breve termine è essenziale per “guadagnare” tempo da dedicare alle nostre priorità.

Comunque si sa che tale situazione è intermedia e temporanea al fine di migliorare nel lungo termine la situazione stessa.

LA MATRICE NEL PARADIGMA N.3 “PIANIFICARE”

Realizzato come si alloca il Tempo e quali sono le nostre priorità per la realizzazione piena di lungo periodo, si dedica ulteriore spazio al quadrante INU proprio pianificando le nostre azioni per incrementare la nostra incisività, la nostra efficienza, per cercare di anticipare i tempi e, conseguentemente, ridurre le nostre urgenze. Ciò riporta ad un bilanciamento delle esigenze nostre proprie (quadrante IU).

Per la soddisfazione di chi ci sta intorno però anche questo step dev’essere transitorio e temporaneo per evitare di “irrigidire” troppo le relazioni generando una percezione di “mancata importanza” agli altri.

LA MATRICE NEL PARADIGMA N. 4 “STRATEGIA”

In questo paradgima, avendo già ribilanciato il tempo fra le nostre importanze e le nostre urgenze, possiamo dedicare nuovamente alle urgenze dei terzi pur se non prioritarie per noi. Ciò al semplice scopo di soddisfare le loro percezioni, anche meramente emozionali, rinsaldare le relazioni create nel tempo ed irrigiditesi con i paradigmi precedenti e, conseguentemente, migliorare la soddisfazione di tutti gli stakeholders (clienti, dipendenti, fornitori, finanziatori, soci, terzi).

Rinunciamo quindi a parte del tempo dedicato allo “svago” per soddisfare gli altri e possiamo permettercelo in quanto il quadrante delle importanze (INU) ci è ripaga in termini di realizzazione professionale.

LA MATRICE NEL PARADIGMA N.5 “CONSAPEVOLEZZA”

In questo paradigma si avranno solo tre quadranti: le nostre priorità, le nostre emergenze (semplicemente perché è impossibile anticipare tutto!), le emergenze degli altri (per accogliere le loro necessità!).

Sparisce la nostra necessità di avere del tempo a disposizione per “svagarci” in quanto, essendo diventati consapevoli, avendo individuato i nostri obiettivi in funzione del nostro desiderata, essendo divenuti discepoli di noi stessi, ecco che non vi saranno più frustrazioni che richiedano come compenso lo svago in quando il quadrante delle priorità (INU) ci ripaga pienamente in termini di realizzazione anche individuale oltre che professionale!

Infatti tale situazione, che d’acchito potrebbe sorprendere, è spiegata dal fatto per cui in questa dimensione la dedizione agli altri quadranti non è affatto una costrizione e quindi nemmeno una fonte di frustrazione!

la Persona, in ogni dove!

Ecco che dunque il famoso “equilibrio lavoro-vita” non esiste più in quanto nel quadrante INU ho riportato anche la realizzazione personale: principi guida, impegno, senso di appartenenza, servizio al bene dell’impresa, realizzazione!

 

 

 

 

CPeF: IL PROSSIMO FUTURO DELLA FINANZA!

Ho da poco terminato di rivedere il video-live fatto per AdvisOr Professional sulla tematica della differenziazione consapevole.

segmentazione del servizio finanziario

In questo articolo vorrei quindi calcare la mano su un aspetto che ho trattato in modo veloce ma probabilmente significativo: la marcata futura segmentazione del servizio finanziario.

Ovviamente, anche il mondo finanziario sta per essere travolto dall’innovazione tecnologica: a tutti i livelli.

Sia dal punto di vista dell’analisi quantitativa del portafoglio (analisi dei titoli, scelte operative, segnalazioni, informative), sia dal punto di vista dell’analisi qualitativa (pianificazione successoria, tutela del patrimonio, analisi patrimoniali, …), sia dal punto di vista della gestione burocratica (identificazione clientela, contrattualistica, raccolta della documentazione, elaborazione di report), sia dal punto di vista della interattività (piattaforma internet, mobile app, hololens, …).

Inoltre diverrà sempre più presente la cosiddetta gestione “robot advisory” che, nell’ottica dell’efficientamento del processo tenderà a standardizzare ancora di più l’offerta, quantomeno per i portafogli di piccole dimensioni.

quattro segmenti

Ecco quindi che, da un lato, si libereranno ore lavoro, dall’altro, avverrà una spaccatura in quattro settori ben distinti:

  1. Il service classico, trainato appunto dalla robot advisory, per i piccoli portafogli;
  2. La consulenza finanziaria, per i portafogli intermedi;
  3. La consulenza patrimoniale, per i portafogli medi con presenza di immobili ed impresa;
  4. La “Consulenza Consapevole”, per i portafogli di grandi dimensioni con presenza di più imprese, più immobili, gruppi societari.

Molto probabilmente il primo livello verrà soddisfatto dall’offerta degli istituti bancari ed in parte dalle reti.

Il secondo ed il terzo saranno soddisfatti dai singoli consulenti finanziari/patrimonialli delle reti.

Il quarto sarà soddisfatto da family office, multi family office, unità di wealth management delle reti.

impatto sullo stato attuale

Tecnicamente IL family office si contraddistingue per essere al servizio di un unico nucleo familiare e quindi, dal punto di vista dell’analisi macrodimensionale del settore è “irrilevante”: è la singola famiglia che “fidelizza” in modo strutturato i professionisti di sua fiducia.

I multi family office sono nati per soddisfare quei patrimoni che non raggiungono la massa critica necessaria per l’autogestione e dunque forniscono consulenza evoluta per più nuclei familiari estranei fra di loro ma sempre in numero limitato.

Le unità di wealth management delle reti, puntando ai patrimoni rilevanti, si sono già dotate o si stanno dotando di un ufficio centrale per la gestione dei momenti di discontinuità del patrimonio e delegheranno al singolo consulente la consulenza attinente alla gestione corrente del patrimonio nel suo complesso allargandosi quindi agli aspetti immobiliari ed imprenditoriali.

family e multi family office

Il gioco per il Family Office ed i Multi Family Office rimane pressoché immutato, salvo acquisire in modo lungimirante alcune professionalità in ambito di “consulenza familiare”.

unità di wealth management delle reti

Per le unità di wealth management le possibilità sono due: offrire un servizio “allargato” mediante convegnistica periodica da parte di tali professionalità esterne a favore di tutta la loro clientela (wealth ma eventualmente anche allargata); formare adeguatamente l’intera rete di consulenti patrimoniali anche in queste tematiche oggi sempre più richieste ed indispensabili nel prossimo futuro.

il consulente finanziario / private

Lo stesso singolo private / consulente finanziario che voglia non subire la riduzione derivante dalla standardizzazione del service finanziario classico dovrà a sua volta puntare sicuramente sulla sua personale formazione per la consulenza a livello patrimoniale ma, se fosse lungimirante, dovrebbe altresì rimboccarsi le maniche ed approcciare in modo sostanziale la tematica “emozionale-relazionale-familiare”.

umanizzazione della relazione

Infatti, l’unica cosa che rende indispensabile l’intervento umano è proprio la relazione con il cliente!

So bene che molti lo stanno già facendo, ma come ho esposto all’inizio del video-live, a mio modesto avviso, l’approccio non dev’essere focalizzato verso la meta e la tempistica bensì, primariamente, verso il proprio specifico punto di partenza!

l’approccio CPeF

La CPeF nasce proprio da questo approccio: generare consapevolezza nell’individuo per ottimizzare anche la sua capacità relazionale; generare consapevolezza nella gestione dell’intero patrimonio e dunque anche del cosiddetto Italian! Family Business; infine generare consapevolezza familiare ottimizzandone le relazioni, condividendone i principi guida e mantenendo il senso di coinvolgimento ed appartenenza per tutti i suoi singoli partecipanti.

Questo approccio è utile al singolo Consulente Finanziario / Private in quanto individuo ed alla sua famiglia, in quanto professionista/imprenditore, nonché ai suoi diretti clienti!

fidelizzare l’intera famiglia cliente

Puntare sulla gestione delle emozioni, delle relazioni e della famiglia offrendo delle competenze specifiche in questi ambiti consente al consulente di fidelizzare l’intera famiglia cliente: prima, seconda e terza generazione!

beneficio sistemico collettivo

Questo approccio, sempre secondo la mia personale valutazione, avrebbe un beneficio anche sistemico in quanto migliorerebbe la fidelizzazione e redditività della rete, la redditività e la vita del consulente finanziario / private e della sua famiglia, la redditività e la vita dei suoi clienti e della loro famiglia, infine il contesto di riferimento di ciascuno di noi.

Inoltre, condividendo questo approccio, gli eventi formativi periodici dedicati a queste tematiche ben potrebbero essere estese anche alle famiglie aventi portafogli di dimensioni inferiori rispetto al livello wealth. In questo modo si offrirebbe lo stesso servizio ad una platea più allargata (e con le stesse necessità anche se non con le stesse masse!) accelerando il processo di miglioramento del sistema.

il singolo cliente

Dal punto di vista, invece, del singolo cliente, nonostante il livello limitato di patrimonializzazione, quantomeno nelle scelte importanti di natura finanziaria, consiglierei di farsi comunque assistere dall’intervento del consulente cercando di costruire con lui una relazione di reciproca fiducia e facendomi accompagnare in un percorso di educazione finanziaria.

Le conseguenze del panic selling, fortemente alimentato dall’utilizzo indiscriminato di algoritmi “replicanti” di gestione, è ancora troppo vivo nella memoria dell’investitore.

*****************************************************************************************

Per rimanere aggiornati sull’approccio CPeF: Consapevolezza, Patrimonio e Famiglia, è attivo questo blog e, per maggiore interazione, questo gruppo !

Il passaggio generazionale RESTA una criticità, ma oggi ce ne sono ALTRE 4!

The CS Family 1000!

Il Crédit Suisse Research Institute in settembre ha pubblicato “The CS Family 1000”.

Questo studio pubblico è stato oggetto di battage pubblicitario da più parti evidenziando quanto i Family Business (Imprese di Famiglia) siano maggiormente “redditizi” dei loro concorrenti non-familiari e quanto la criticità del passaggio generazionale sarebbe (uso il condizionale e poi spiego il perché) in realtà sopravvalutata.

non fraintendiamo!

Orbene, mi preme fare a questo proposito alcune considerazioni di merito al fine di aumentare la #Consapevolezza del lettore evitandogli pericolosi fraintendimenti.

dimensioni e tipologia!

Lo studio del 2017 è un aggiornamento “esteso” rispetto lo studio del 2015 ma ha in comune un dettaglio importante che è stato reso noto ma forse andrebbe ricalcato maggiormente: le imprese familiari oggetto dell’analisi sono SOCIETA’ QUOTATE IN BORSA nei vari mercati internazionali di TUTTO IL MONDO.

Società come Facebook, Alibaba Group, Toyota motor, L’Oréal, Bmw, Ford Motor, Heineken, Christian Dior, Bank Central Asia, Tesla, Baidu. La più piccola delle Top50 è Natco Pharma con 2 uSd billion di capitalizzazione.

Nello studio, sempre di settembre, dedicato al Family Business svizzero, le società oggetto di analisi sono, fra le altre, Roche Holding, Richemont, The Swatch Group, Sonova. Kudelski che opera nell’information technology ha 1 uSd billion di capitalizzazione borsistica.

Nelle pubblicazioni non è presente l’elenco completo e, conseguentemente non sappiamo nemmeno quali e quante Family Business italiani sono stati presi in considerazione.

non è la maggiore criticità!

Tuttavia, queste evidenze sono comunque particolarmente importanti per poi contestualizzare l’assunto di pagina 24 del “The CS Family 1000”: “4. Succession does not appear to be the biggest concern”.

Il titolo, letto e pubblicizzato estrapolandolo dal contesto della ricerca può essere frainteso!

ovviamente!

Innanzitutto, francamente mi sorprenderebbe leggere che società quotate di questa entità abbiamo quale criticità più grande quella del passaggio generazionale!

Appare infatti scontato, vista la dimensione e la tipologia delle società considerate, che le stesse non siano ottimamente organizzate, proceduralizzate, informatizzate, internazionalizzate, governate, monitorate e pianificate.

le criticità percepite!

Analizzando poi il grafico di pagina 25 dello studio, figura 13, emerge poi che, prendendo in considerazione il livello 5 e 4 di criticità, per le imprese familiari di grandi dimensioni le priorità sarebbero:

1.      Quasi a parimerito: industrial competition e retaining talent (percepite sopra al 70%);

2.      Need to innovate (poco sotto il 70%);

3.      Macro-economic conditions e Technological disruption (attestate al 60%);

4.      Geo-political uncertainty e succession planning (entrambe comunque abbondantemente oltre il 50%);

5.      Infine, the threat of greater regulation (anch’esso con un livello di criticità percepita sopra al 50%).

Il dettaglio di questi dati dunque mi ha francamente rasserenato!

Non è che gli accademici od i professionisti sovrastimino la criticità del passaggio generazionale in azienda, più semplicemente la percezione di criticità di questo aspetto per i Family Business Quotati, pur continuando a superare il 50% di livello di criticità, è stato superato dal livello di aggressione competitiva e dalla problematica del mantenimento degli high potential all’interno dell’azienda, dall’esigenza di innovazione, dalle condizioni macro-economiche ed infine dal rischio della cosiddetta “tecnologia distruttiva”.

rapporto italia 2010!

Inoltre, tali dati devono essere analizzati considerando il tessuto imprenditoriale italiano dove, secondo la fotografia IRDCEC “Rapporto Italia 2010” su dati ISTAT 2009 (pag. 38 di 91), l’Italia è fatta per il 94,8% di Micro Imprese che non superano i 2 milioni di euro di fattura e di totale attivo ed hanno meno di 10 dipendenti.

gap dimensionale!

Tale dato evidenziava il conosciuto gap dimensionale del tessuto imprenditoriale nei confronti dei concorrenti esteri e sottolineava che le performance di redditività lorda sono al di sotto della media internazionale di ben 24 punti percentuali.

E non è che salendo di livello cambi sostanzialmente la situazione, infatti l’insieme della Micro Impresa e della Piccola Impresa, intesa come quell’impresa che fattura od ha un attivo di bilancio inferiore ai 10 milioni di euro e meno di 50 dipendenti, rappresentano il 99,4% delle partite iva italiane.

contestualizzare!

Questa fotografia rende ben evidente che l’analisi del Crédit Suisse, pur pregevolissima, deve poi essere contestualizzata nel tessuto imprenditoriale del territorio.

Certamente anche i Family Business italiani che sono quotati in borsa rientrano in questa ricerca: ma quanti sono all’interno di quel 0,1% di Grande Impresa italiana?

Quindi, per sintetizzare, i Grandi Family Business Quotati hanno 8 grandi criticità fra cui anche il passaggio generazionale.

5 grandi necessità!

Soffermandoci su quelle di diretto controllo da parte del management dell’impresa emergono 5 grandi necessità: 1) di essere attori proattivi nei confronti della sempre più marcata competizione internazionale, 2) di trattenere i “cervelli” in impresa, 3) di innovare, 4) di monitorare l’evoluzione tecnologica per coglierne le opportunità e non farsi travolgere e 5) (ancora oggi!) di gestire al meglio il passaggio generazionale.

Un dato curioso è che a pari merito al primo posto troviamo la problematica della “fidelizzazione” dei dipendenti cosiddetti high potential all’interno dell’azienda. Ciò, ovviamente, in quanto la singola Persona fa la differenza!

la Persona fa la differenza!

Forse quindi, anziché utilizzare questo studio per banalizzare il passaggio generazionale, sarebbe opportuno diffonderlo per divulgare il messaggio, sempre più sentito, della necessità di avere le “persone giuste ai posti giusti”!

Persone fatte di competenze tecniche ma anche soft skills e Principi Guida coincidenti con quelli della famiglia proprietaria!

#ConsapevolezzaImprenditoriale!

Su questo aspetto tornerò ulteriormente in seguito (gli ho dedicato un capitoletto ad hoc nel mio libro #ConsapevolezzaImprenditoriale che è, finalmente, in fase di trasposizione!).

I!FB: i salti di paradigma!

Dopo aver analizzato i mutamenti del contesto di riferimento dell’imprenditore e, quindi, aver capito che sarebbe un suicidio continuare a fare impresa come si faceva già solo quindici anni fa, passiamo ora ad analizzare quali sono i salti di paradigma per diventare imprenditori pienamente consapevoli.

1. FARE

Il primo schema imprenditoriale è sempre stato focalizzato sul “FARE”. Concentrarsi sul “ora” e sulla soddisfazione delle richieste del mercato. Il problema di questo paradigma è che va bene solo nel momento in cui il mercato di riferimento è un mercato trainante, in crescita oppure una nicchia in cui siamo leader assoluti. E’ il paradigma in cui si generano volumi… oggi. E domani?

2. MONITORARE

Il secondo schema imprenditoriale è stato quello di “MONITORARE” la situazione in tempo reale. Per fare questo primo salto di paradigma occorre comprendere che il bilancio non è lo strumento iniziale per il pagamento delle imposte bensì quello principale per il controllo di gestione. Conoscere la propria storicità numerica e la propria situazione attuale consente di poter cogliere certe esigenze, magari ancora latenti, del mercato oppure minimizzare i rischi e/o i danni intervenendo prima che la situazione sfugga di mano. E’ il paradigma con il quale si diventa più “veloci” dei concorrenti a reagire agli stimoli esterni.

3. PIANIFICARE

Il terzo schema imprenditoriale è poi stato quello di “PIANIFICARE”. Avendo coscienza della propria storicità e della propria attualità, ecco che diviene quasi naturale iniziare a cercare di prevedere il futuro di breve termine. Già qui interviene la necessità di implementare in azienda (entità complessa) i concetti tipici della “crescita personale”: proattività, obiettivi, organizzazione. E’ il paradigma in cui si diventa proattivi anticipando la riorganizzazione in funzione delle riscontrate esigenze del mercato.

4. STRATEGIA

Il quarto schema imprenditoriale è quello di utilizzare tutte queste conoscenze non solo per pianificare ma anche per reinventarsi la propria “STRATEGIA” imprenditoriale, ottimizzare le scelte allocative delle risorse (sempre conflittuali fra di loro), definire la direzione desiderata ed immaginare il ruolo dell’impresa nel futuro di medio-lungo termine. Anche in un mercato maturo è sempre possibile differenziarsi e crearsi la propria nicchia di riferimento, non servono nemmeno investimenti enormi. Serve però tempo, dedizione, fiducia ed apertura mentale. E’ il paradigma in cui si diventa efficaci iniziando ad immaginare come co-creare il proprio contesto di riferimento.

5. CONSAPEVOLEZZA

Il quinto schema imprenditoriale è quello della “CONSAPEVOLEZZA”. Questo ultimo salto di paradigma consente di ridefinire la strategia d’impresa al fine di plasmarla consapevolmente a propria immagine e somiglianza trasformandola da (eventuale) fonte di frustrazione in fonte di serenità ed energia positiva. E’ il paradigma in cui si riesce a conciliare le esigenze dei molti in modo armonizzato con le esigenze della impresa nel suo insieme.

E’ UN PERCORSO!

Purtroppo non si può passare alla Consapevolezza d’Impresa senza prima prendere piena coscienza delle informazioni originate con i precedenti schemi imprenditoriali.

Senza saper fare, non si può monitorare oppure si commetterebbero degli errori monitorando e traendone magari conseguenze errate.

Senza saper fare e saper monitorare, non si potrebbe pianificare in quanto gli obiettivi di breve termine sarebbero “tirati a caso”.

Senza saper fare, monitorare e pianificare, non si potrebbe reimmaginare la propria strategia d’impresa in quanto passare dal breve al medio-lungo termine prevede l’implementazione anche di informazioni non meramente tecnico-numeriche che divengono quindi fondamentali per la riuscita della strategia stessa.

Senza saper fare, monitorare, pianificare e senza strategia, la Consapevolezza sarebbe come un castello di carte a cui manchino le fondamenta e le protezioni: al primo colpo di vento quella temporanea serenità si trasformerebbe in angoscia e frustrazione tanto e forse più di prima.

IMMAGINE E SOMIGLIANZA

Quando nel paradigma della Consapevolezza si parla di “propria” immagine e somiglianza il tiro è allargato: imprenditore, famiglia dello stesso (attiva o meno in azienda), consiglio di direzione, dipendenti. L’impresa è un insieme unico e complesso che deve per forza di cose scontare la soggettività e singolarità di ogni partecipante, anche degli altri stakeholders (fornitori, finanziatori, clienti, contesto di riferimento) che comunque sono attori che interagiscono con l’azienda.

NIENTE PAURA: CHUNKING!

Questo è quindi un percorso, non esiste bacchetta magica ma solo dedizione e perseveranza. Per non restare “impauriti” dalla vastità e complessità del percorso, è bene utilizzare la tecnica del “chunking” per spezzettarlo in più steps connessi l’uno all’altro in modo da focalizzarci solo su quello che dobbiamo affrontare immediatamente confidando nel fatto che il conseguimento di ogni step ci porta dritti dritti alla Consapevolezza Imprenditoriale nel suo senso più pieno e vero !:o)

RIEPILOGANDO:

FARE => volumi!

+

bilancio come strumento gestionale in tempo reale

=

MONITORARE => reazione immediata!

+

obiettivi futuri a breve termine

=

PIANIFICARE => proattività!

+

obiettivi futuri a medio-lungo termine

=

STRATEGIA => co-creazione!

+

immagine e somiglianza

=

CONSAPEVOLEZZA => serenità!

CP&F: le 5 declinazioni della Consapevolezza!

Oggi decliniamo il concetto di Consapevolezza previsto nell’approccio CP&F.

Le 5 Consapevolezze:

La Consapevolezza, nella mia particolare intuizione, è composta da 5 fasi interconnesse fra di loro:

1. consapevolezza Individuale;

2. consapevolezza Relazionale;

3. consapevolezza Familiare;

4. consapevolezza Patrimoniale;

5. consapevolezza Imprenditoriale.

Queste, a mio modo di vedere, devono anticipare i tecnicismi: tutti i tecnicismi.

Da quelli gestionali a quelli giuridici, da quelli finanziari a quelli tributari.

Ricordate? Prima i Perché e poi il Come!

La consapevolezza Individuale genera la propria efficacia individuale. Parte dalla propria biostruttura, genera piena comprensione del proprio potenziale e dei propri limiti. E’ un susseguirsi di salti di paradigmi: proattività, efficacia, efficienza, autodisciplina, automitivazione. Ogni step genera un miglioramento che, sommati tutti insieme, ci portano all’autorealizzazione!

Solo in seguito si può perseguire la seconda declinazione di Consapevolezza: quella relazionale. Sostengo questo perché altrimenti sarebbe una “scorciatoia” e rischieremmo un doppio autogol: i) punteremmo a relazioni di breve termine; ii) rischieremmo di essere percepiti come “simulatori”. La Consapevolezza Relazionale si basa su altri salti di paradigmi: dedicare il “giusto” tempo alla relazione in modo “spassionato”, comprendere la differente biostruttura altrui, accogliere in modo genuino e trasparente la differenza altrui, ascoltare interattivamente/empaticamente il nostro interlocutore, applicare la Comunicazione NonViolenta, abbracciare la “mentalità dell’abbondanza” superando la competizione aggressiva, cercare di mettere insieme le peculiarità delle singole parti per ottenere un unicum a valore superiore delle singole somme. Anche in questo caso, ogni step migliora le nostre relazioni con gli altri e ci rendono più completi ed utili al sistema nel suo complesso!

La Consapevolezza Familiare è un passaggio ulteriore e consequenziale! La famiglia, soprattutto quella italiana, ha al suo interno relazioni profondissime e, conseguentemente, molto complesse da gestire. In questo ambito i salti di paradigma necessari sono: voltare pagina, razionalizzare diritti e doveri, abbandonare le pretese soggettive, integrare la soggettività individuale con gli interessi collegiali della famiglia, crescere e consentire la crescita all’interno della famiglia, mantenere l’univocità di visione, accogliere in sé i principi fondamentali dell’intera famiglia. Ciò consente di mantenere unita la famiglia non in modo meramente ipocrita, ma in modo pienamente condiviso!

La quarta declinazione di Consapevolezza è relativa alla sfera del Patrimonio (individuale o familiare). Tutti siamo più o meno bravi a gestire il proprio patrimonio, tutti siamo più o meno edotti degli strumenti e delle metodologie di gestione giuridica, economica, finanziaria e tributaria del patrimonio. Non tutti però partiamo dai nostri Perché! Il Patrimonio, indipendentemente (!) dalla sua dimensione, può essere generatore di serenità o di frustrazione. Solo se sono chiari i perché che soggiacciono alle nostre scelte ne potremo godere in modo sereno. Il Patrimonio, come già evidenziato negli altri post, ha un suo perimetro che dev’essere analizzato come un unicum. Le risorse, grandi o piccole che siano, sono definite. La loro allocazione nelle varie componenti patrimoniali dunque è un’allocazione di tipo conflittuale. Esserne Consapevoli ci consente di avere sempre ben presente il perché abbiamo dato più spazio ad una piuttosto che ad un’altra componente, all’attualità od al futuro, al rischio od alla tutela.

Infine, all’interno del patrimonio esiste una componente particolarmente complessa: l’impresa. La Consapevolezza Imprenditoriale è la più difficile di tutte. Sostengo questo in quanto l’impresa accoglie in sé tutte le complessità prima evidenziate: individuali (l’impresa è fatta di persone), relazionali (l’impresa è un insieme di relazioni, interne ed esterne), familiari (nella quasi totalità l’impresa è di proprietà familiare), patrimoniali (perché è in conflitto con le altre componenti patrimoniali). Essere Consapevoli di queste criticità e gestirle al meglio aiuta a non farsi gestire dall’impresa ma a gestire noi l’impresa in modo sereno: qualunque sia il contesto!

Consapevolezza come fonte di Serenità!

Insomma, queste 5 Consapevolezze rappresentano la fonte della nostra serenità: sta a noi dedicare il tempo e l’impegno necessario per acquisirle tutte e cinque!

La CP&F per il passaggio generazionale!

Dato statistico: l’85% fallisce!

Sono state fatte parecchie ricerche statistiche sul passaggio generazionale, ciò che emerge sempre è che, fatto 100 le imprese che lo affrontano, solo il 30% supera i cinque anni nelle mani della seconda generazione e di queste solo il 50% supera i cinque anni nelle mani della terza generazione. Ciò equivale a dire che nel 85% dei casi l’impresa non resta all’interno della famiglia del fondatore.

Causa: “da 1 a +” !

In estrema sintesi la causa è il passaggio “da 1 decisore a + decisori”. Cioè quando l’imprenditore fondatore, volente o nolente, esce dalla gestione dell’impresa ed i suoi successori iniziano a gestire autonomamente.

Situazione italiana

La stragrande maggioranza delle imprese in Italia è di tipo familiare. La dimensione non conta. Le dinamiche familiari quindi impattano su pressoché tutte le imprese italiane. Le relazioni familiari italiane sono decisamente più profonde, nel bene e nel male, rispetto a ciò che avviene all’estero. In Italia non vi è “consuetudine” a pianificare né il passaggio successorio né il passaggio generazionale in azienda. Nelle imprese familiari è difficile implementare un sistema corretto di delega, soprattutto a soggetti esterni alla famiglia stessa.

Approccio giuridico: non basta!

Tendenzialmente l’approccio consulenziale italiano è quello di consigliare e redigere i contratti ritenuti migliori per le specifiche esigenze dei clienti. Si agisce cioè quasi esclusivamente nel campo giuridico.

Questo approccio che comunque è imprescindibile, tralascia di affrontare le criticità “umane”. Infatti, senza condivisione, impegno ed unità, anche il miglior strumento giuridico rischia di finire davanti al giudice.

Italian! Family Business

Il Family Business in Italia accoglie in se alcune criticità superiori rispetto a quanto avviene nei Paesi anglosassoni. Ciò in quanto i legami familiari sono molto più radicati. Questa peculiarità può rappresentare sia una forza sia, se gestita male, una limitazione.

Le criticità dell’Italian Framily Business sono: individuali, relazionali, familiari ed intergenerazionali, patrimoniali, d’impresa. Guarda caso le 5 declinazioni della Consapevolezza all’interno della CP&F. Non esistono scorciatoie: o si dedica del tempo a queste tematiche oppure si paga il prezzo dell’atteggiamento “struzzo”.

Orizzonte temporale: lungo!

Ecco dunque che, se si approccia tale momento critico nella vita d’impresa cercando di generare Consapevolezza in tutte le persone interessate, l’orizzonte temporale si allunga. D’altronde per l’efficacia non esistono scorciatoie. Nella teoria anglosassone l’orizzonte temporale medio è di circa 10 anni, ben più lungo se si mira fin da subito alla terza generazione.

Scenari: non si limitano al solo trasferimento dell’impresa ai figli!

Gli scenari possibili non si limitano al solo trasferimento dell’impresa ai figli, sono molto più vari e vanno presi tutti in considerazione per essere opportunamente analizzati.

Lo Struzzo!

Approccio-Struzzo: il disponente non pianifica.

Non delega mai la gestione d’impresa, non fa testamento e non dona alcunché in vita, lascia che sia la legislazione vigente al momento del decesso a decidere in merito. Tutti gli eredi subentrano in azienda. Caos. Rischio fallimento.

La Giraffa!

Approccio-Giraffa: il disponente pianifica.

a) se decide che ereditino tutti gli eredi: I) modifica dello statuto societario, donazione della nuda proprietà, costituzione di un trust, costituzione di una holding di famiglia, redazione di un patto parasociale; II) decide che ereditino solo alcuni eredi: patti di famiglia, donazioni consapevoli;

b) se ritiene che nessun erede abbia le caratteristiche imprenditoriali: IV) pianifica la managerializzazione d’impresa; V) fa entrare in impresa un socio-imprenditore esterno; VI) fa entrare in impresa un Private Equity; VII) crea valore per cedere a terzi e lasciare in eredità la monetizzazione dell’impresa; VIII) se vi sono le condizioni, quota in borsa l’impresa (AIM);

La Consapevolezza!

Approccio-Consapevole: il disponente attua e propone un processo di Consapevolezza per raggiungere l’Efficacia individuale, relazionale, familiare ed intergenerazionale, patrimoniale, d’impresa scegliendo così uno degli otto scenari precedenti in modo condiviso sia con i familiari che con tutti gli stakeholders coinvolti.

Il processo CP&F per l’Efficacia del Passaggio Generazionale

Parte tutto dalla singola persona. Dev’essere ricercata l’efficacia del singolo. Dopodiché si possono affrontare le tematiche inerenti le capacità relazionali. Lo sviluppo del singolo deve interagire in modo fertile all’interno delle dinamiche familiari. Tutti i singoli devono approfondire le tematiche legate al patrimonio familiare. Infine il disponente deve affrontare la scelta se “fare lo struzzo” o “fare la giraffa”. In questo secondo caso, deve: lasciare le redini, attuare un processo efficace di delega, comunicare tale decisione in modo efficace sia all’interno della famiglia che all’esterno, fare il salto di paradigma da “controllo tutto io” a “gestione condivisa” dell’impresa.

Non è facile, non è immediato: è efficace!